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Società

Vittorio Gregotti, il rapporto con l’architettura e l’evoluzione dei tempi moderni

Vittorio Gregotti è stato una delle figure più rilevanti dell’architettura e dell’urbanistica italiana del XX secolo. Nato a Novara nel 1927, si laureò al Politecnico di Milano, dove sviluppò un approccio critico e metodico che avrebbe segnato tutta la sua carriera. Con una visione dell’architettura profondamente legata al contesto storico e sociale, Gregotti ha lasciato un’eredità di opere che ancora oggi caratterizzano il panorama urbano internazionale.

Gregoretti e la sua idea di architettura – milanomag.it

Nel 1974 fondò lo studio Gregotti Associati International, attraverso il quale realizzò progetti di grande rilievo, tra cui lo Stadio Olimpico di Barcellona, il Centro Culturale di Belém a Lisbona e il Teatro degli Arcimboldi a Milano. Ogni sua opera rifletteva una costante attenzione alla relazione tra architettura e territorio, un concetto che per lui era imprescindibile nel processo progettuale.

Oltre alla sua attività di architetto, Gregotti fu un influente teorico e scrittore. La sua direzione della rivista “Casabella” tra il 1955 e il 1963 contribuì a orientare il dibattito architettonico dell’epoca, ponendo al centro temi come il razionalismo, il rapporto tra forma e funzione e il valore dell’architettura nella società. La sua attività intellettuale si espresse anche attraverso la curatela di mostre, come la Triennale di Milano del 1964, dove collaborò con personalità come Umberto Eco, contribuendo a delineare il ruolo dell’architettura nella cultura contemporanea.

Il pensiero di Gregotti non si limitava alla pratica professionale, ma si estendeva a una riflessione più ampia sulla città e sul modo in cui l’architettura poteva e doveva rispondere alle esigenze della società. Le sue interviste e i suoi scritti mostrano un uomo consapevole del proprio tempo, critico nei confronti delle derive dell’architettura spettacolare e convinto della necessità di una progettazione responsabile e consapevole.

Scomparso a Milano nel marzo del 2020 all’età di 92 anni, Gregotti ha lasciato un’impronta indelebile nell’architettura e nel dibattito culturale. Il suo approccio rigoroso, il suo senso della misura e la sua capacità di dialogare con la storia attraverso il progetto rappresentano ancora oggi un modello per chiunque si avvicini al mondo dell’architettura e dell’urbanistica.

La preoccupazione di Gregoretti per l’evoluzione dell’architettura contemporanea

In diverse occasioni, Gregotti ha espresso preoccupazione per l’evoluzione dell’architettura contemporanea, sottolineando come, a suo avviso, l’architettura intesa come disciplina rigorosa e arte tra le arti stia perdendo il suo ruolo centrale nella società moderna. Ha criticato la tendenza verso un’architettura spettacolare e iconica, spesso slegata dal contesto urbano e culturale in cui si inserisce. Gregotti ha sempre promosso un’architettura che dialoghi con il territorio, rispettando la storia e l’identità dei luoghi, e che risponda alle reali esigenze delle comunità.

Per approfondire ulteriormente il suo pensiero, potrebbe essere utile consultare alcune delle sue opere scritte, come “Il territorio dell’architettura” o “Dentro l’architettura”, dove Gregotti esplora in modo approfondito le sue teorie e visioni sull’urbanistica e l’architettura.

Inoltre, esistono altre interviste video in cui Gregotti discute temi simili. Ad esempio, nel video “V. Gregotti (Una lezione di architettura)” disponibile su YouTube, l’architetto offre una lezione approfondita sulle sue concezioni architettoniche.

Delania Margiovanni

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