Vicenda Innse, sale la tensioneInnse, Muhlbauer (Prc) all'assessore regionale al lavoro Rossoni: intervenga per evitare intervento polizia. 23/06/2009
La vicevnda Innse è ormai da mesi in una situazione di stallo. I lavoratori che presidiano l'ingresso continuano a difendere gli impianti dai tentativi del proprietario, Silvano Genta, di smantellarli. Nei mesi scorsi alcuni di questi tentativi, protetti dalla polizia, non hanno avuto successo ma hanno dato luogo a scontri con le forze dell'ordine. Qualche giorno fa gli operai della Innse hanno denunciato un altri tentativo della proprietà di smantellare, grazie a na "incursione" notturna, gli impianti della fabbrica. Per questo motivo si è diffusa la voce di un possibile tentativo di sgombero e con essa il timore di nuovi incidenti.
Il consigliere di Prc Luciano Muhlbauer si è rivolto a questo proposito all'assessore regionale al Lavoro, nonché Vicepresidente della Regione Rossoni, chiedendo uno suo intervento diretto nella civenda, volto a scongirare interventi delle forza dell'ordine. Di seguito il comunicato integrale, che addebita esclusivamente alla proprietà la situazione "folle" in cui si trova oggi la Innse.
"All’Innse di via Rubattino, a Milano, c’è il concreto rischio di un nuovo intervento violento contro gli operai che da oltre un anno presidiano la fabbrica per difenderne l’attività produttiva e i posti di lavoro. Potrebbe essere questione di giorni, se qualche istituzione di peso non interviene per fermare questa follia. Perciò, oggi abbiamo scritto una lettera al Vicepresidente e Assessore al Lavoro regionale, Gianni Rossoni, chiedendogli formalmente che “intervenga con urgenza sui responsabili dell’ordine pubblico al fine di scongiurare ogni intervento violento contro le maestranze e il conseguente smantellamento del sito produttivo”. Il Sig. Genta, proprietario dello stabilimento, ha rifiutato categoricamente e ostinatamente ogni soluzione prospettatagli dalle istituzioni, la Regione in primis, che garantisse la continuità produttiva dell’Innse, la cui produzione dispone peraltro di un mercato di sbocco accertato. Egli, infatti, ha preferito un modo molto più semplice, sebbene poco limpido, di realizzare un significativo guadagno economico per se stesso: vendere i costosi macchinari dello stabilimento. Un affarone, senza ombra di dubbio. Quando l’azienda era in amministrazione straordinaria, Genta aveva infatti acquistato la fabbrica a prezzi stracciati, 750mila euro, entrando in possesso di macchinari che sul mercato valgono molti milioni di euro. E allora, perché perdere tempo con il rilancio dell’attività produttiva, come peraltro si era impegnato a fare? Ora gli acquirenti dei macchinari chiedono l’assistenza della forza pubblica per entrarne in possesso. In altre parole, chiedono che la polizia picchi gli operai, come già accadde il 10 febbraio scorso, per poter smantellare una fabbrica sana e in grado di produrre. Una prospettiva semplicemente inaccettabile, che farebbe prevalere l’interesse di un singolo sull’interesse pubblico. Il governo regionale ha l’autorità sufficiente per fermare questo scempio e per rilanciare una soluzione positiva, cioè la ripresa dell’attività produttiva dell’Innse. Chiediamo semplicemente che la usi. E con urgenza."
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