Una famiglia racconta il terremoto del 6 aprile 2009 a L’Aquila Sarà presentato domenica 28 novembre a Milano nell’ambito della Fiera "Un libro a Milano", “Ventitre secondi” libro testimonianza di Alessandro Aquilio che racconta il terremoto d’Abruzzo. 24/11/2010
Arriva a Milano, domenica 28 novembre nel corso della rassegna ‘Un libro a Milano’, “Ventitre secondi” di Alessandro Aquilio, un libro che nasce diario, si fa romanzo e conduce il lettore nella vita dopo il terremoto attraverso il racconto di una storia, quella di una famiglia. La cantautrice Paola Turci ne ha curato personalmente l’introduzione Quanto tempo occorre al destino per stravolgere un’esistenza? Di quanti attimi ha bisogno per fare ciò che vuole di un’intera collettività? Per L’Aquila e gli aquilani sono bastati pochi secondi per superare il confine tra la vita “prima” e la vita “dopo” il terremoto del 6 aprile 2009. Oggi quella data è una chiara linea di demarcazione netta e un costante, doloroso ricordo. Per raccontare quella tragedia con gli occhi di chi l’ha vissuta, esce in tutte le librerie il romanzo autobiografico “Ventitre secondi” di Alessandro Aquilio (Kellermann Editore), che deve il titolo proprio alla durata della scossa principale che quella notte, alle 3 e 32, ha messo in ginocchio un’intera città e sconvolto la vita di decine di migliaia di persone. “Ventitre secondi”, definito da più parti un “libro importante” frutto di “uno stile ricercato e sguardo lucido” nasce con l’intento di raccontare il dramma dell’Aquila, al netto delle polemiche e delle divisioni per restituirne il volto più vero e insindacabile: quello umano. Per farlo, l’autore sceglie di descrivere una tragedia collettiva attraverso la storia di una famiglia, la propria, a partire da quegli interminabili secondi per giungere fino alla condizione di sfollati e alla difficile strada verso una nuova vita. “Dopo migliaia di kilometri percorsi su e giù per l’Italia con il mio libro e la nostra storia, finalmente arrivo a Milano, la città in cui vivo adesso e in cui ho vissuto il mio dopo-terremoto.” afferma Aquilio. “Una tappa che ho fortemente voluto e che vuole essere un ringraziamento per una comunità che molto ha fatto per L’Aquila. Esistono molti modi per tener viva l’attenzione e per esserci accanto. Con Ventitre secondi vi dono la mia storia: non ho dubbi che Milano saprà ascoltarla”. Grazie alla vividezza delle immagini descritte, Aquilio guida il lettore in una storia ancor più coinvolgente perché vera, che riesce a far vedere il terremoto – o il Vigliacco, come viene chiamato nel libro – e i suoi effetti anche a chi non lo ha vissuto né è mai stato a L’Aquila. “La storia racchiusa in Ventitre secondi mi ha sorpresa e resa fragile, mettendomi davanti a questo senso di impotenza che fatica a lasciarmi. Non credevo potesse arrivare al punto di farmi sentire un'aquilana, come tanti” afferma Paola Turci, tra le protagoniste di Amiche per l’Abruzzo, che ha curato l’introduzione al libro. “Leggere queste pagine esige una disponibilità a lasciarsi colpire allo stomaco e al cuore. A lasciarsi trafiggere e a sanguinare. Io ho scelto di farlo, immedesimandomi a fondo nei sentimenti e nelle emozioni descritte in questo racconto di vita vera. Per tutti questi motivi, e per molto altro, ringrazio Alessandro, per aver condiviso con tutti noi il dolore, lo stupore, l’amore, la rabbia e, sopra ogni cosa, la forza di ricominciare”. Attraverso lo sguardo dell’autore e le vicende della sua famiglia si vive nel particolare una tragedia collettiva, dimostrando che spesso le storie individuali hanno in sé il germe dell’universalità, del poter parlare a tutti ed essere accessibili a tutti. Nel racconto di poche persone, l’eco di centomila vite, di un’intera città, di una collettività che ha visto con i propri occhi la paura e il senso di smarrimento che si può provare di fronte a un evento come il terremoto. Il sisma costringe a fare i conti con il caso, con la propria dimensione umana, in una società che pare offrire solamente certezze. Gli stessi occhi, però, hanno saputo riprendere a sgranarsi e reagire al dolore, all’incredulità, allo sconforto e oggi sono ancor più consapevoli di quanto fugace possa essere la vita, di quanto coraggio ci voglia a saper intraprendere un nuovo inizio, a testa alta. Ed oggi sono gli occhi che hanno visto il peso di 23 secondi in una vita.
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