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Tensione alla Innse per lo sgombero forzato

Innse: blizt d'agosto per smantellare gli impianti, scontri tra operai e forze dell'ordine. Coro di critiche per l'uso della forza.

03/08/2009

Momenti di tensione ieri a Milano per l'ennesimo tentativo di sgombero dello stabilimento Innse Presse in via Rubattino. La fabbrica è presidiata da quasi un anno dai lavoratori che si oppongono allo smantellamento degli impianti. I dimostranti hanno tentato di occupare la vicina tangenziale est. Lo svincolo ch dà accesso a via Rubattino è stato poi chiuso dalle forze dell'ordine edo ora tutta la zona attorno all'ingresso della fabbrica è a sua volta presidiata da vigili, polizia e carabinieri. I lavoratori contestano al proprietario, Silvano Genta, di aver acquisito la Innse, grazie ad agevolazioni pubbliche, a prezzo di assoluto favore, solo con l'intento di speculare sulla rivendita dei macchinari. In sostanza, di non averla mai considerata un investimento industriale, bensì una pura speculazione commerciale da farsi sulla pelle dei dipendenti, secondo i quali la Innse è un'azienda sana che non ha motivo per chiudere. A complicare il quadro si aggiunge la questione immobiliare, dato che il terreno su cui sorge la Innse, a destinazione industriale, è di proprietà dell'Aedes, grande immobiliare in notevoli difficoltà finanziarie che probabilmente conta sulla conversione della destinazione d'uso una volta smantellati gli ultimi impianti di quello che un tempo era uno dei maggiori insediamenti industriali di Milano.

 

Nel frattempo Genta ha venduto i macchinari a due società, la Mpc di Santorso e la Lombardmet di Arluno, e a maggio un provvedimeto del tribunale di Milano ha disposto disposto la riconsegna dei macchinari ormai ceduti e del sito industriale. Nello sgombero di domenica forze dell'ordine avevano l'incarico di eseguire il provvedimento della magistratura. In seguito ai disordini lo smantellamento degli impianti è stato sospeso. L'operazione avrebbe comunque bisogno di almeno una settimana per essere completato dalle due ditte acquirenti. Dal canto loro, gli operai giurano che non se ne andranno mai: "sono 14 mesi che siamo qui giorno e notte, non ce ne andremo certo ora".

 

Il proprietario della Innse ha probabilmente tentato il blitz nella prima domenica d'agosto nella speranza che ciò rendesse meno pronto e deciso l'appoggio dei centri sociali e dei sindacati, solidali coi dipendenti Innse, che nelle ultime occasioni erano giunti in forze a ostacolare lo sgombero. Gli scontri di ieri hanno invece, forse per la prima volta, avuto un'eco più larga del solito: le reazioni sono state molte e non solo locali. Si sono mossi molti deputati, tra cui Dario Franceschini ("Sono accanto ai lavoratori che stanno difendendo il loro posto. Mi auguro che queste vicenda, che non vorrei preannunciasse qualcosa di peggiore per il Nord e per il nostro Paese, si risolva al più presto e per il meglio") e Paolo Ferrero, segretario del Prc, giunto di persona a portare la sua solidarietà ai lavoratori della Innse e che ha stigmatizzato l'uso della forza: "Il ministero dell'Interno si trova nella condizione di porre la forza pubblica al servizio degli interessi privati di uno speculatore. Chiediamo a Maroni di fermarsi subito e ritirare la forza pubblica, in modo da permettere la riapertura e il buon esito del tavolo di mediazione in prefettura". Anche il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, chiede al prefetto di Milano l'apertura "di un tavolo di discussione tra le parti istituzionali e quelle sociali" sulla vicenda della Innse Presse.

 

Oltre a quella di Ferrero, che ha parlato di "atto proditorio e violento" sono molte le voci levatesi a condanna dell'uso della forza. L'ex segretario della Cisl Savino Pezzotta ha detto che "non è con lo sgombero forzato che si risolvono questioni come queste, ma evitando le speculazioni e il disinteresse verso i drammi umani e familiari dei lavoratori coinvolti". Il Segretario generale della Cgil Lombardia Nino Baseotto ha dichiarato: "Si tratta di una forzatura incomprensibile e grave, tanto piu' che sono in corso trattative per trovare una soluzione. La Cgil esprime tutta la propria preoccupazione e chiede al Presidente della Regione Formigoni di attivarsi per garantire che si faccia tutto quanto e' possibile per salvaguardare i posti di lavoro e la struttura produttiva della Innse". I sindacati dei metalmeccanici hanno indetto per la giornata di martedì due ore di sciopero in segno di solidarietà ai lavoratori della Inse.

 

 

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