Segrate: 110 lavoratori in strada da quattro giorniUn'azienda chiusa senza preavviso. I lavoratori della cooperativa Ytaca hanno trovato chiusi i cancelli e non hanno notizie del proprio futuro. 25/03/2009
Per il quarto giorno consecutivo i lavoratori delle cooperative operanti presso il polo logistico Centro del Rondò di Segrate stazionano lungo i marciapiedi adiacenti ai magazzini. Infatti, sabato scorso 110 dipendenti di due cooperative (che fanno capo al Consorzio Imprese Ytaka), che lavorano in appalto per il gruppo SMA, si sono trovati chiusi i cancelli del proprio posto di lavoro e senza più un impiego. E tutto questo senza che ci fosse alcuna comunicazione formale. Da allora, i lavoratori, tutti immigrati regolari, stazionano giorno e notte davanti ai magazzini, in attesa di sapere cosa sarà dèi loro. Nelle loro cooperative non c'è nemmeno il sindacato e così si sono rivolti a SdL Intercategoriale.
Una interruzione del rapporto di lavoro improvvisa e senza alcuna comunicazione scritta ai lavoratori interessati. Le uniche notizie informali riguardano il possibile coinvolgimento, più o meno diretto, del consorzio in indagini relative ad associazioni criminali. Secondo quanto i sindacati sono riusciti a ricostruire risulta che il gruppo Sma avrebbe revocato venerdì scorso l’appalto alle due cooperative. Il consorzio “Ytaka” è direttamente implicato nell’inchiesta contro la ‘ndrangheta che una settimana fa ha portato a numerosi arresti in Lombardia. Infatti, il consorzio è presieduto da Luana Paparo, accusata di associazione mafiosa e figlia di Marcello Paparo, ritenuto dagli inquirenti il capo della rete criminale.I lavoratori sono tuttora in presidio, in attesa, come recita il comunicato sindacale "che qualcuno si degni di comunicare quale sia lo stato del proprio rapporto di lavoro."
In effetti la chiusura senza preavviso della cooperativa ha dell'incredibile. "Ben venga un’altra cooperativa, pulita, ma né questa, né la Sma possono pretendere di comportarsi come ai tempi del mercato degli schiavi, dove le persone venivano trattate come oggetti, da usare o da buttare, a seconda della convenienza o del capriccio - continua Muhlbauer - Chiediamo pertanto a tutte le aziende coinvolte di ripartire dal rispetto delle regole e della dignità dei lavoratori, garantendo la continuità lavorativa ai 110 operai di Segrate”.
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