11/12/2008MilanoMag ha intervistato il Segretario Provinciale della Lega Nord di Milano, Matteo Salvini, a proposito dell'arresto dei due cittadini marocchini accusati di attività terroristiche. Secondo Salvini, che presiede la Commissione Sicurezza a Palazzo Marino, il pericolo è reale a prescindere dall'effettiva appartenenza dei due accusati a qualche organizzazione estremista. Salvini ha inoltre ribadito le posizioni intransigenti del suo partito rispetto all'apertura di luoghi di culto musulmani sul territorio cittadino.
Alla luce dell'arresto dei due presunti terroristi islamici, ritiene che esista a Milano un pericolo serio di attentati?
Al di là dei due personaggi in questione, che possono essere anche estemporanei, esiste un pericolo per il fatto stesso di essere una delle grandi capitali europee come Londra o Madrid. Se la Digos ha ritenuto che queste persone rappresentassero un pericolo avrà avuto le sue buone ragioni. Per questo motivo è necessario mantenere gli occhi e le orecchie bene aperte: il ministro Maroni mi ha confermato in questi giorni che l'attenzione è altissima.
Ma non si corre il rischio di criminalizzare un'intera comunità islamica?
A Milano la comunità islamica somma almeno 70-80mila persone. La stragrande maggioranza è composta da bravissime persone, ma è evidente che bastano pochi estremisti capaci di trascinare con sé una manciata di accoliti, penso anche ai giovani di seconda generazione, per creare un grave pericolo.
Ammetterà però che finora non si è mai dato alcun episodio di violenza imputabile alla comunità musulmana.
Be', sono ben nove i condannati per attività connesse al terrorismo internazionale che gravitavano attorno alla moschea di viale Jenner. Non basta questo per essere allarmati? Non dobbiamo mica aspettare che facciano veramente scoppiare qualche bomba per parlare di violenza. Questo vale anche per i due arrestati qualche giorno fa.
Lei ritiene dunque che le moschee siano effettivamente dei pericoli potenziali?
Bisogna vedere chi c'è dietro, chi le finanzia e con quali intenzioni. Bisogna tenere sotto controllo una situazione in cui si predica la divisione, la segregazione delle donne, il velo obbligatorio, la sharia.
Sulle moschee a Milano c'è stata molta polemica. Non pensa che una maggiore apertura sulla questione dei luoghi di culto possa contribuire a una maggiore integrazione della comunità musulmana riducendo i rischi di estremismo?
Non credo che si tratti di un problema di integrazione sociale, ma di fanatismo religioso. Quest'ultimo va semplicemente represso. C'è poi il problema di un Islam con troppe facce. Una comunità cattolica è bene o male rappresentata dal vescovo, quella musulmana ha referenti poco chiari. Non sai mai con chi parli, chi rappresenta chi. Questa incertezza sugli interlocutori è un ostacolo al dialogo. Se non si fa chiarezza su questo punto è fuori discussione una politica di apertura. Non vogliamo dare credito a realtà che poi scopriamo essere focolai di estremismo.
Sarà quindi contrario alla proposta di Brandirali (ex assessore del Comune di Milano, ndr) di aprire piccole moschee distribuite sul territorio.
Penso che quella proposta rimarrà nel cassetto fino a data da destinarsi, ed è bene che sia così. Abbiamo già sufficienti prolemi con una moschea per pensare di aprirne altre, idee come queste le lasciamo volentieri a Brandirali e al cardinale Tettamanzi.
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