Rom a Milano. Sgomberato il campo rom di via Bacula.Novanta persone sono state sgomberate stamattina dall'insediamento sotto il cavalcavia di via Bacula. 01/04/2009
E' il settimo sgombero nel giro di due anni. Stamattina verso le 7.30 sono iniziate le operazioni di sgombero dell'insediamento dei rom rumeni sotto il cavalcavia Adriano Bacula, nei pressi della stazione ferroviaria "Bovisa" delle Ferrovie Nord. Sono state sgomberate circa novanta persone tra cui una quarantina di bambini. Il vicesindaco De Corato ha annunciato lo sgombero, aggiungendo che per impedire la rioccupazione l'area verrà recintata (i lavori dureranno circa un mese). Lo sgombero annunciato ha fatto sì che nei giorni scorsi molti degi occupanti la baraccopoli si siano allontanati spontaneamente. Lo sgombero è stato effettuato dalle forze dell'ordine alla presenza della Protezione civile che ha distribuito ai rom cibo e bevande, offrendo loro la disponibilità di posti letto nei dormitori di viale Ortles e via Saponaro, ma molte famiglie hanno rifiutato perché si tratterebbe di una soluzione che provocherebbe il loro smembramento. Soltanto una famiglia ha chiesto l'aiuto ai Servizi Sociali mentre alcuni nuclei (per lo più memme coi loro bambini) erano già stati presi in carico dalla Casa della Carità.
Vuoi collaborare con MILANOMAG.IT? mandaci un tuo articolo a redazione@milanomag.it e se ritenuto interessante verra' pubblicato Commenta l'ArticoloGogol - 17/04/2009 23:59:50Trovo del tutto fuorviante parlare di diritto a una vita migliore e di diritto alla sicurezza come se i due si escludessero l'un l'altro! Jordan - 17/04/2009 12:23:40 Ho letto e condivido quanto recentemente Sergio Romano scrive sui Rom;ho anche viaggiato nei paesi dell'Est e so come vivono.Ritengo però necessario bilanciare il loro diritto ad una vita migliore con un nostro diritto di vivere con una decente sicurezza. Mi riferisco all'Hinterland milanese dove la sicurezza è un problema enorme e colpisce tutti poveri e ricchi nelle loro case di sera,con rischi personali elevati. La tanto declamata solidarietà fa sentire i cittadini abbandonati e trascurati dalle autorità,in primis da quelle locali.La protesta non è politically correct e da questa frustrazione può nascere l'intolleranza. Mediare e bilanciare è un problema politico e la politica non può farci vivere in questo modo ma è suo compito trovare delle soluzioni accettabili .E' tempo di elezioni e gli amministratori presenti e futuri,mi riferisco a Penati e Podestà devono capire i veri bisogni dei loro amministrati prima che le urne facciano qualche sorpresa. Noi non rinunciamo ad avere una risposta decente in tema di sicurezza dalle nostre Amministrazioni. rastaman - 15/04/2009 12:43:09 A parte il fatto che la situazione la conosco abbastanza bene, la questione è complessa e sono d'accordo che non si può discuterne per frasi fatte, ma io non ho detto affatto che ci sia una guerra tra i milanesi e i rom. dico che i vari De Corato utilizzano il "problema-straniero" come diversivo e come aggregatore elettorale De Gasperi diceva che i politici si distinguono tra quelli che pensano alle prossime elezioni e quelli che pensano alle prossime generazioni: i De Corato appartengono alla prima categoria, e il fatto che la società civile (comprese le forze di polizia) sia in molti casi tollerante o addirittura solidale non cambia i termini del discorso. Nella retorica politica corrente straniero=problema. Profezia che si autoavvera, più lo si dice più è realmente così. Figuriamoci quando si passa a straniero=crimine. Il messaggio che passa è: straniero, sei di troppo, ti tollero ma potrei non farlo, i tuoi diritti sono una nebulosa indefinita, stai attento a come ti comporti. In sostanza, il sistema sociale ed economico ha bisogno degli stranieri, a cominciare dai clandestini (categoria ormai inculcata anche nelle menti degli analfabeti) ma li vuole zitti e buoni e continua a ricordarglielo. Questo in generale. Quanto ai rom, se la diversità è un valore, perché questa continua invocazione dell'integrazione? Perché mai uno dovrebbe "integrarsi"? Per il resto sono d'accordo su ciò che dice effebì, non è degna di una città civile una situazione del genere, ma allora portiamo alle estreme conseguenze il ragionamento e abbiamo il coraggio dire la verità: Milano ha rinunciato a governare il fenomeno immigrazione (l'ufficio stranieri è stato nettamente depotenziato da albertini in poi, quando forse avrebbe dovuto diventare un assessorato) e, soprattutto, ha una politica edilizia scandalosa. ormai costruire edifici decenti costa poco denaro e poco tempo: ma come lucrare sui terreni con l'edilizia sociale? non mi convince molto l'idea che i rom (ma il discorso si potrebbe estendere a qualsiasi "clandestino" in cerca di lavoro) debbano essere "convinti" che non conviene venire a Milano per vivere sotto i ponti senza che ad essi venga data altra alternativa che smembrare le famiglie in diversi centri di accoglienza. e ancor meno mi convince che lo si debba fare per evitare di dar spazio alla protesta (e, supppongo che sia implicito, alla deriva razzista ch'è d'uopo in questi casi). i rom sono cittadini europei e in molti casi italiani come noi: se non si vuole che stiano sotto i ponti, diamogli una casa. che sia nomadi è una stupidaggine, quella sì frutto di ignoranza effebì - 14/04/2009 23:55:32 Credo che difendere il diritto ad esistere di una comunità non significhi accettare qualsiasi cosa le appartenga. Esistono famiglie rom integrate e altre no, così coma accade per le comunità straniere di altre nazionalità. Dove dovevano andare si domanda qualcuno? Certo non tornare sotto un cavalcavia infestato dai topi! Può una città che si ritenga civile, e non solo una "sedicente" comunità milanese, accettare che delle persone vivano in questo modo, fra rifiuti e amianto? Possibile che uno sgombero deva essere sempre visto come un atto di prevaricazione? E nel caso lo fosse, sempre, perché non si agisce in modo che lo sgombero stesso sia prima di tutto un modo per tutelare la salute i queste persone? Se andiamo avanti a ripeterci che "non potevano fare altro" da un lato nascondiamo il fatto che in realtà "altro" alcuni potevano fare e forse non gli è stato mostrato nel modo corretto. D'altro canto giustifichiamo il lassismo delle istituzioni che non provvedono a tutelare quei pochi che veramente vivono negli interstizi della nostra società, lasciando che non solo singoli stranieri sbandati, ma intere famiglie vengano assorbite in un contesto che favorisce l'illegalità. In questi campi abusivi infatti non solo non esiste alcuna assistenza pubblica (e poca lasciata al volontariato), ma non arriverà mai neppure alcuna opportunità. Parlare di unità del clan o tradizione culturale non ha alcun senso, per chi conosce la situazione, nel caso dei rom di via Bacula. Bisognerebbe forse parlare di povertà e ignoranza senza nascondersi dietro a parole di solidarietà, cercando di far capire a chi ogni giorno arriva a Milano perché non sia giusto per loro, prima che per gli altri cittadini, vivere in questo modo. Diversamente lasceremo spazio alla protesta, alla reazione, alle periodiche campagne di moralizzazione e pulizia, che non servono certo a migliorare la situazione. E infine chi parla di "autoctoni o sedicenti tali" dovrebbe prima vivere ogni giorno in questo quartiere e conoscere quanta solidarietà c'e' ogni giorno nei confronti dei rom e di tutte le persone che "sopravvivono", sia all'interno delle scuole di zona, nell'Ospedale Buzzi e nelle USL, fra le forze di polizia e fra i cittadini di tutte le nazionalità, regolari e no, che fanno di questa zona la più "multietnica" della città. Pensare che in zone come queste vi sia uno scontro fra milanesi e stranieri è frutto di una profonda ignoranza: qui imprese e negozi sono da anni multiculturali. Qui la "vera pizza napoletana" la fanno solo i cinesi e gli egiziani; il kebap turco di via Mac Mahon è migliore di qualsiasi McDonald e il più fornito negozio per l’infanzia (ma caro) è di proprietà e gestione cinese. I clienti invece sono quanto di più eterogeneo si possa immaginare. Se volessimo trovare per forza un scontro lo troveremmo fra bande di ragazzotti ecuadoregni e cinesi, non certo nei pochi milanesi nostalgici che si ritrovano a parlare di come ”era questa zona prima che arrivassero gli stranieri”, ovvero, un schifo perché io abitavo già qui! I bambini italiani nelle scuole sono in minoranza ma non importa, perché non c'è né minoranza né maggioranza in quanto non esiste separazione nei bambini. Esiste in alcuni insegnanti che non sanno capire il valore di questa varietà, nei suddetti nostalgici, nei politici e negli aspiranti "soloni" che credono che convivere significhi cancellare il fatto che le differenze esistono, che sono pronti a criticare ogni soluzione in ragione di un credo politico appiccicato con lo sputo, che generalizzano senza conoscere la realtà dei fatti. rastaman - 12/04/2009 23:28:51 "va a lavurà, barbùn!" si diceva una volta coi soliti modi spicci meneghini. era un mezzo insulto, che certificava però l'importanza del lavoro come strumento per conquistarsi una dignità personale. oggi che definire il lavoro un "diritto" è diventata una bestemmia tanto che persino i reality danno per scontata la legge della giungla inventanodis giochi in cui lo scopo è far licenziare i colleghi di lavoro, cosa potremmo dire ai rom? va a lavurà?in un contesto del genere, un popolo come i rom che fa dell'unità del clan il valore supremo, quale altro obiettivo può averese non rifugiarsi in qualche interstizio e tentare di sopravvivere? certo che sono tornati sotto il cavalcavia, cosa dovevano fare? e "ovviamente" i ratti che condividono coi rom gli interstizi della città sono un problema solo quando osano disturbare gli autoctoni o sedicenti tali... effebì - 11/04/2009 13:59:03 Un aggioranemento dell'11 aprile: gli accampamenti nomadi sono "ovviamente" tornati sotto il ponte, a sole due settimane dallo sgombero, nonostante gli annunci e le promesse. In compenso il movimento delle ruspe ha disturbato i roditore che viveano in porssimità del campo e ora nella zona si vedono per la strada grossi e grassi ratti (30cm coda esclusa) che vagano sulla strada ... chiedeto a chi accompagna i figli a scuola alla Rinnovata Pizzigoni! Gogol - 01/04/2009 16:06:01 La verità è che c'è un deficit democratico e culturale che a Milano coinvolge tanto al società civile quanto la politica. La Lega ha avuto il suo ruolo storico, ma oggi rappresenta, paradossalmente la negazione dell'identità stessa di Milano, che è stata sempre quella di valorizzare lo "straniero", tanto da essere "fatta" da stranieri, siano essi emigrati della bassa padana o contadini delle puglie, marocchini o rumeni (questi ultimi sono coloro che, oggi, "fanno" materialmente milano: dai grattacieli alla fiera ai parcheggi). I rom sono il bersaglio più facile perché inassimilabili alla retorica del lavoro, ma non è che con gli altri immigrati che invece si spezzano la schiena Milano sia la città accogliente di una volta. Se intervenire sul proprio territorio significa solo poter spostare dalla propria vista i problemi (baraccopoli o altro che siano), non ci siamo. Se invece significa partecipazone democratica per la costruzione del bene collettivo, benissimo: ma la vedo dura, dopo anni di martellamento mediatico che ha ridotto ogni problema sociale a una questione di sicurezza. effebì - 01/04/2009 15:23:25 Credo che da qualsiasi parte politica ci si schieri non si possa ignorare le condizioni nelle quali viveva questa povera gente, volutamente o no, legalmente o no. Il problema è che la provvisoria soluzione al problema di via Bacula, un'altra volta, è avvenuta solo dopo una protesta guidata dalla Lega dopo i danni avvenuti al CAMM Pecetta, adiacente al campo. Tutte le segnalazioni dei vigili e dei genitori, i segnali di avvertimento (io stesso ho chiamato il 113 dopo aver visto alcuni ragazzi rom infilarsi nei cassonetti gialli della Caritas) sono state di fatto ignorate. Sembra che ormai l'amministrazione non solo non rappresenti più gli interessi dei cittadini ma che la stessa politica locale sia permeabile solo dai politici in modo sempre più "verticale". Per rendere l'idea, e sdrammatizzare, direi che in pratica la capacità di ciascun cittadino milanese di intervenire sul proprio territorio dipende dal grado di separazione che possiede fra De Corato e Penati. |
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