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Primi interrogatori per i presunti terroristi islamici

I due marocchini arrestati a Milano depongono davanti al giudice e si dichiarano innocenti.

10/12/2008

Tra ieri e oggi i due arrestati con l'accusa di terrorismo internazionale, i marocchini Rachid Ilhami e Gafir Abdelkader, hanno deposto davanti al giudice Silvana Petromer. Entrambi hanno ribadito al magistrato che le frasi oggetto di intercettazioni ambientali e telefoniche erano state proferite in tono scherzoso e comunque senza alcuna intenzione di tradurre in pratica ciò di cui discutevano. Hanno ammesso di aver visitato siti internet di carattere "estremista", ma hanno affermato di averlo fatto solo per curiosità. Come ampiamente riportato dagli organi di stampa, i due accusati si scambiavano opinioni su come guadagnarsi la gloria di Allah assaltando banche piuttosto che caserme di polizia, o discettando di come farsi saltare in aria in un centro commerciale piuttosto che davanti alla questura. Ettore Traini, il loro avvocato difensore, insiste sul fatto che nulla di ciò che viene imputato ai suoi assistiti sia penalmente rilevante. "Le frasi pronunciate possono essere moralmente censurabili, ma restiamo nel campo della libertà di espressione. Non è stato assolutamente varcato il confine che separa l'opinione dall'azione. Non c'era alcun intento di passare dalle parole ai fatti, erano parole in libertà, ipotesi astratte" , ha dichiarato a MilanoMag. L'operazione della Digos, coordinata dal pm Nicola Piacente, vedeva coinvolti altri sei extracomunitari per i quali il giudice non ha ritenuto sufficientemente provato il possibile sconfinamento dalla mera espressione di opinioni all'attività preparatoria reati penalmente sanzionabili. Sia il pm Piacente sia l'avvocato difensore si sono rivolti al Tribunale della Libertà, con due istanze opposte: il primo punta a portare in tribunale anche gli altri sei indagati, il secondo sostiene che nemmeno per Ilhami e Abdelkader sussitano gli estremi per la carcerazione, in quanto non esisterebbe la minima prova di alcuna attività preparatoria. Gli accusati contestano inoltre la traduzione delle intercettazioni, giacché, affermano, si sarebbero espressi in un dialetto marocchino difficilmente comprensibile. Il loro legale ha spiegato inoltre che i due "sono molto provati, perchè sono incensurati e non hanno mai fatto un giorno di carcere. Sono persone integrate che vivono da anni in Italia regolarmente e adesso sono molto preoccupati per le mogli e i figli piccoli".

 

 

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UN MUSULMANO - 17/12/2008 18:19:12
SOLO PAROLE PER COMBATTERE L ISLAM MA KI DEVONO SAPERE KI L ISLAM UNA RELEGIONE DI PACE SOPRATUTTO .
 

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