Preghiere, chiacchiere e bandiereLe manifestazioni di Milano per Gaza hanno destato scalpore: analisi di una sorprendente incomprensione. 09/01/2009
Milano Mag pubblica una riflessione sulle reazioni che ha scatenato nei media e nell'opinione pubblica la manifestazione del 3 gennaio 2009 a favore di Gaza, culminata in una preghiera ad Allah in piazza del Duomo, che è stata occasione per polemiche da molti ritenute pretestuose ma anche, forse, di un confronto più costruttivo e approfondito della comunità islamica milanese con la propria città, e viceversa. E' in questo spirito che Milano Mag ospita un intervento di Gabriele Iungo, membro dell'Associazione Giovani Musulmani d'Italia di Milano. L'autore esprime una sua posizione personale. Un comunicato dell'Associazione Giovani Musulmani d'Italia è disponibile sul sito ufficiale dell'associazione.
di Ibrahîm 'abd an-Nûr Gabriele Iungo
Le manifestazioni di sabato scorso, in solidarietà alla popolazione di Gaza, hanno destato scalpore. Secondo alcune stime, nella sola città di Milano sono state circa 10mila le persone che hanno aderito all'iniziativa; in diverse città d'Italia, come nelle maggiori città europee, in tutti i Paesi musulmani e perfino in Australia, le proteste contro i bombardamenti israeliani sono state straordinariamente imponenti e partecipate. Cittadini di ogni origine e fede, pure con una netta preponderanza di arabi e di musulmani, hanno espresso con eccezionale chiarezza un dissenso condiviso, come di rado è avvenuto prima d'ora.
Oggi l'osceno massacro dei palestinesi di Gaza non può più passare sotto silenzio; in Italia, come nel mondo, la denuncia è più alta e più forte di quanto i media nazionali siano disposti a riconoscere. Oggi una parte crescente della comunità islamica è disposta ad uscire dai garage polverosi e dalle cantine umide in cui è tuttora costretta; la paura sta perdendo il suo ascendente, la sua influenza sulle persone. Oggi telefonini, macchine e videogiochi non sono più un freno sufficiente ad inibire l'indignazione. Oggi l'indignazione sta diventando un elemento di consapevolezza collettiva, che non è più possibile ignorare. Dovrà crescere e maturare, ma domani non invocherà soltanto sanzioni per Israele e giustizia per la Palestina; domani, invece, saranno le disumane condizioni del lavoro nero, l'indegno trattamento burocratico per i propri legittimi documenti, l'inaccettabile concentrazione carceraria degl'immigrati clandestini - saranno queste ed altre istanze civili ad animare le vie del centro di Milano e delle città italiane. Domani sarà la dignità di ogni uomo ad essere invocata, e sarà il suo sistematico sacrificio alla ragion politica ad essere biasimato e condannato. E' questo che politici e giornalisti cominciano a capire ogni giorno di più.
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