05/11/2008A cura della studiosa francese Marina Ferretti Bocquillon, la mostra s’incentra sulle figure di Georges Seurat e Paul Signac, presentando una scelta di loro straordinari dipinti provenienti dai più importanti musei del mondo (tra cui il Musée d'Orsay di Parigi, il Metropolitan e il Guggenheim Museum di New York) ed è pensata per far scoprire al pubblico le due personalità artistiche nel rispettivo ruolo e nel fondamentale contributo che diedero alla nascita e allo sviluppo del Neoimpressionismo, diffusosi rapidamente soprattutto in Francia ed in Belgio.
Il percorso della mostra è organizzato secondo uno sviluppo tematico in sette sezioni che colloca le oltre settanta opere nel loro contesto storico, ma offre altresì una coerenza cronologica che consente di seguire l’evoluzione stilistica del Neoimpressionismo. Inoltre, un’opera italiana, divisionista o prefuturista (tra cui opere di Balla, Previati, Russolo, Longoni), completa ogni sezione per sottolineare la confluenza degli interessi artistici europei durante quel periodo, particolarmente ricco d’innovazioni estetiche.
Il percorso inizia con “Seurat e Signac prima del Neoimpressionismo” dove si ammirano le opere precedenti il loro incontro avvenuto nel 1884. Nonostante le differenze, i due artisti, divenuti amici, condividono il gusto del rigore scientifico (si interessano di ottica e della percezione dei colori), della modernità e soprattutto l’ambizione di essere all’avanguardia.
Seguono le “Periferie” che, nella maggiore parte delle grandi città europee della seconda metà del XIX secolo, si espandono e diventano protagoniste. Anche i parigini ricercano nuovi svaghi sulle rive della Senna. Sicché Signac, appassionato di vela, scopre ad Asnières, le gioie della navigazione e quelle della pittura “en plein air”. Poco lontano si trova l’isola della Grande Jatte, dove i parigini si recano a passeggiare, ed è questo il luogo che Seurat sceglie per dipingere il quadro considerato l’icona del Neoimpressionismo, Un dimanche après-midi à l’île de la Grande Jatte (1884-86). Dopo i numerosi studi è proprio in quel momento che il pittore mette in pratica il principio fondamentale della divisione del colore, secondo il quale, ponendo sulla tela piccoli tocchi di colori puri, viene lasciata alla retina dello spettatore il compito di operare, in una visione a distanza, la mescolanza dei toni cromatici. Il Neoimpressionismo è nato e la nuova tecnica, applicata con più o meno rigore, conosce un’ampia diffusione.
I giovani pittori neoimpressionisti non rinnegano per altro l’eredità dei fratelli maggiori impressionisti e mantengono il gusto per l’analisi e la traduzione della luce dell’Ile de France. Nella sezione “Le stagioni e i lavori” si ammirano così i paesaggi, spesso privi di presenze umane, di Camille Pissarro, d’Albert Dubois-Pillet e di Henri Edmond Cross, dei belgi Henry Van de Velde o Theo Van Rysselberghe e dell’olandese Jan Toorop. Queste tele si organizzano secondo una geometria semplice in cui lo studio della luce diventa il vero e proprio soggetto del quadro. Tuttavia, nelle opere di alcuni pittori appare una preoccupazione d’ordine sociale: il belga Costantin Meunier è un precursore in questo campo, seguito da Georges Morren, e in Francia, da Maximilien Luce che diventa il poeta del mondo operaio.
Grazie allo sviluppo della ferrovia, i parigini scoprono il fascino delle spiagge normanne e bretoni. La sezione “Seurat-Signac: Marine” presenta opere che sono spesso un puro studio di linee e di colore e che costituiscono un punto fra i più alti dell’arte di Seurat e Signac. Entrambi danno libero corso alla passione per l’analisi della luce e allo sviluppo degli accordi cromatici particolarmente raffinati, in cui la piccola pennellata fa vibrare la superficie.
Dopo i paesaggi ecco la “Città” ovvero la Parigi di fine Ottocento, che è un immenso cantiere con il completamento della ristrutturazione delle Halles e la costruzione della Tour Eiffel. Ma per gli artisti, Parigi evoca principalmente l’atelier, quello in cui le modelle posano e dove sono elaborate le composizioni più ambiziose. Inoltre Parigi è luogo di svaghi e di ritrovi e gli artisti s’incontrano nei caffè, frequentano locali notturni ed assistono a spettacoli alla moda: il circo, il cabaret e soprattutto il Can-can, come testimoniano i due più importanti studi di Seurat, eccezionalmente in mostra, Studio per Le Chahut, 1889-90 e Le Chahut Etude, 1889-90.
Tra i temi affrontati non può mancare quello dei “Ritratti” affrontato sia nelle grandi composizioni sia nei numerosi ritratti, per lo più dei loro familiari, mentre conclude la mostra la sezione “Dopo Seurat: Marine”. Dopo la morte di Seurat nel 1891, a capo del Neoimpressionismo resta Signac che, nel 1892, scopre Saint Tropez dove decide di trascorrere parte dell’anno. La sua tecnica evolve verso una maggiore libertà: nel 1895 il tocco si espande ed il colore viene rafforzato. Le sue opere assumono la forma di mosaici e guadagno in forza e in semplicità; esemplare la furia colorata del bellissimo Voiles et pins (1896) dove lo studio del colore puro primeggia sull’analisi della luce ed annuncia oramai il Fauvismo. Una nuova storia inizia, quella delle avanguardie del XX secolo.
Nel percorso della mostra, due sezioni specifiche sono dedicate infine rispettivamente alla fotografia a colori, a cura di Silvana Turzio, e all’approfondimento delle teorie del colore, a cura di Francesca Valan.
Sono esposte una ventina di straordinarie autocromie: “fotografie del colore” messe a punto dai fratelli Lumière all’inizio del Novecento, provenienti dalla collezione della Société française de photographie, che si avvicinano ai quadri neoimpressionisti sia per i soggetti che per la ricerca cromatica. Nella sezione dedicata alle teorie del colore è possibile invece realizzare veri e propri esperimenti visivi esercizi che aiutano a "vedere" le vibrazioni luminose e a capire la ricerca dei neoimpressionisti. Al termine del percorso, ogni visitatore potrà altresì partecipare alla divertente interpretazione collettiva del grande capolavoro di Seurat Un dimanche après-midi à l’île de la Grande Jatte, posando sulla traccia grafica del dipinto un pallino adesivo colorato ovvero il proprio "puntino" cromatico.
Questo evento espositivo è stato realizzato ad “alta attenzione” ambientale. Grazie alla collaborazione con ClimatePartner, che mira a ridurre le emissioni di anidride carbonica in modo sostenibile e duraturo, l’impatto ambientale della stampa del catalogo e, laddove possibile, del materiale cartaceo è stato azzerato. Inoltre, nel contesto della mostra vengono proposti alcuni messaggi per sensibilizzare il visitatore a comportamenti più corretti nel rapporto con l’ambiente.
Una mostra, dunque, in nome della salvaguardia del clima e dell’ambiente, per contribuire ad una sinergia sempre più stretta tra arte, cultura e natura.
Vuoi collaborare con MILANOMAG.IT? mandaci un tuo articolo a redazione@milanomag.it e se ritenuto interessante verra' pubblicato
La collaborazione con il portale www.milanomag.it salvo espressa pattuizione contraria e' una collaborazione gratuita.
La collaborazione puo' consistere nell'invio di testi e/o di documentazione di qualsiasi tipo (cronaca, reportage ecc), note, recensioni o di articoli, saggi economici o finanziari. Gli scritti e quant'altro inviato, anche se non pubblicati, non verranno restituiti.