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Paolo Sarpi: la ZTL parte, ma come finirà?

Parte la ZTL di Chinatown, ma la strategia complessiva del Comune è ancora confusa.

24/11/2008

Lunedì 17 novembre è partito l’esperimento della zona a traffico limitato (ZTL) in via Paolo Sarpi. Come sta andando? Di certo è prematuro dare una risposta. La ZTL,che dovrebbe trasformarsi, fra qualche mese, in isola pedonale, rappresenta una vittoria importante per le associazioni di quartiere, in primis Vivisarpi, che in questi anni si sono battute per la sua istituzione. Il tempo dirà se il sogno di un’isola al riparo dal traffico, con alberi e tavolini all’aperto, si realizzerà. Per ora corre l’obbligo di osservare che la realtà è ancora ben distante dai sogni.

 

Milano è una città talmente soffocata dal traffico e assediata dalle auto in ogni suo angolo che qualunque ipotesi di isola pedonale è, in linea di principio, benvenuta. Lo stesso vale per il quartiere Sarpi, particolarmente afflitto da un surplus di traffico a causa del commercio all’ingrosso. Va detto però che l’attuale ZTL è nata in modo del tutto particolare, e che questo rischia di sminuirne molto i risultati attesi, se non di essere addirittura controproducente. Non si può dimenticare che la creazione della ZTL deriva dal voto congiunto di PD e Lega in Consiglio comunale, non dalla volontà della Giunta, che anzi l’ha subìta come un colpo di mano. Ciò spiega in parte, anche se non giustifica, il modo piuttosto discutibile con cui il Comune di Milano ha gestito la sua istituzione.
In primo luogo, legandola a una sperimentazione la cui durata non è ben chiara e che rischia di far spendere soldi inutili ai contribuenti. In secondo luogo, evitando di percorrere fino in fondo la via della concertazione, trasparente e collettiva, di tutti gli attori in gioco: commercianti all’ingrosso, commercianti tradizionali e, soprattutto, residenti. In terzo luogo, adottando un piano di comunicazione a dir poco lacunoso.

 
Ma ciò che lascia perplessi è la visione generale, la strategia complessiva che ispira l’operato del Comune nel quartiere Sarpi. Bisogna essere sinceri: per tutti gli otto anni della giunta Albertini la maggioranza che ha governato la città si è dimostrata completamente sorda agli allarmi sempre più insistenti lanciati dagli abitanti del quartiere . Perché? In parte per insipienza, in parte, forse, per la convinzione ideologica che il mercato andasse lasciato a se stesso e non governato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un quartiere storico di Milano brutalmente trasformato nel giro di pochi anni in una piattaforma logistica dell’ingrosso, dove centinaia di negozi tradizionali sono letteralmente scomparsi.
Un risultato cui hanno contribuito, va detto, anche le oggettive e non sempre trasparenti convergenze di interessi tra alcuni esponenti della maggioranza e i grossisti cinesi. I primi anni di giunta Moratti, al di là delle dichiarazioni formali, non hanno rappresentato un cambio di rotta significativo: i negozi italiani hanno continuato a chiudere e tutti i problemi di vivibilità generati dall’ingrosso sono rimasti insoluti.


Dopo un decennio di lassismo, la ZTL rischia di essere un’aspirina data a un malato grave. Non solo: in assenza di un piano concertato e credibile di delocalizzazione dell’ingrosso, rischia di essere un rimedio peggiore del male. Ancora oggi non è chiara la strategia a lungo termine del Comune per quanto riguarda i destini della Chinatown milanese. Una ZTL che nasce con lo scopo esclusivo di mettere in bastoni tra le ruote al commercio all’ingrosso certifica l’incapacità diplomatica del Comune e il suo totale fallimento nel compito di  governare i rapporti con la comunità cinese e di spingerla ad un confronto aperto e trasparente. Nulla si conosce delle trattative intercorse tra il Comune e i sedicenti rappresentanti della comunità cinese, se non il rincorrersi di proclami, poi puntualmente smentiti, a proposito dei siti in cui avrebbe dovuto insediarsi l’ingrosso: Arese, San Donato, Gratosoglio.
Si dirà: se ogni tentativo di indurre la comunità dei grossisti a trovare una sistemazione più consona è naufragato, la ZTL rappresenta lo strumento principe per rendere più difficoltoso il commercio all’ingrosso. E’ vero, e non c’è da scandalizzarsi: se non funzionano gli incentivi, si provano i deterrenti. Ma quali sono stati gli incentivi alla delocalizzazione? Come sono state condotte le trattative? Il mistero è fitto. Ma anche prendendo per buona questa versione, la favola di un Comune improvvisamente deciso al tutto per tutto continua ad essere poco credibile, forse al di là delle intenzioni stesse del Comune.


Quale l’incentivo alla delocalizzazione può venire per le centinaia di esercizi all’ingrosso, la maggioranza, che si trova al di fuori della ZTL? Quale miglioramento si devono aspettare i residenti di tutte le vie fuori dalla ZTL (e dalla futura isola pedonale) ma in pur sempre in piena Chinatown in cui il traffico è addirittura aumentato e in cui il problema del parcheggio, già difficile, si è ulteriormente aggravato? Quale dissuasione può venire dalla più completa assenza dei vigili urbani nelle vie limitrofe alla ZTL durante le ore pomeridiane, cioè quando l’afflusso di furgoni è massimo e le violazioni delle norme di sosta e di carico e sono innumerevoli e sistematiche? La strategia del Comune è ancora poco chiara, l'impressione è quella di una navigazione a vista.

 

(Redazione)

 

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