19/03/2010Luciano Muhlbauer, ex-sindacalista e consigliere regionale di Rifondazione Comunista (Prc), è stato uno dei più agguerriti oppositori della giunta Formigoni nella legislatura che si sta concludendo e spera di esserlo anche nella prossima. Non sarà semplice, perché Rifondazione correrà da sola: non soltanto contro il presidente uscente, Roberto Formigoni, ma anche contro il candidato del centrosinistra, Filippo Penati, che ha escluso fin da subito ogni allenaza con la cosiddetta "sinistra radicale". Rifondazione dovrà saltare il muro del 3% per poter essere rappresentata in consiglio regionale. Il candidato presidente sarà Vittorio Agnoletto. Luciano Muhlbauer sarà il capolista, seguito da Giovanni Pagliarini, sindacalista, e Basilio Rizzo, insegnante e consigliere comunale di Milano per la lista civica di Dario Fo.
A cosa si deve il mancato accordo elettorale con il centro sinistra di Penati?
L'ostracismo di Penati nei nostri confronti non è la causa, ma la conseguenza di una scelta avvenuta a livello nazionale. E che ha avuto ripercussioni sull'unità dell'opposizione già prima della candidatura di Penati. Nel 2006, caduto il governo Prodi, si è chiusa l'esperienza dell'Unione. Il risultato è che a un certo punto c'è stata la scelta unilaterale di abbandonare il tavolo di coordinamento tra le forze di opposizione, che era proficuamente presieduto da Sarfatti. L'idea di fondo avrebbe dovuto essere quella di fare emergere, con un'opposizione meno legata alla cosiddetta "sinistra radicale", le contraddizioni interne alla maggioranza. Ma è stato un errore politico. Del resto è una pura illusione pensare di dividere il centrodestra: sulle questioni di potere è impossibile dividerli. Pertanto, la divisione tra Rifondazione e la coalizione di Penati parte da una chiusura pregiudiziale nei nostri confronti. Non si è mai arrivati a discutere nel merito le eventuali divergenze sul programma politico, per esempio su temi chiave come la crisi o la gestione della sanità in Lombardia.
Penati è un candidato più conosciuto di quanto fosse Sarfatti. Il centrosinistra ha qualche chance in più di contrastare Formigoni?
Guardi, io credo che Penati prenderà ancora meno voti che Sarfatti, che è stato quello che più ha ridotto lo scarto elettorale con Formigoni. Non solo: come ho detto, è stato un buon punto di riferimento finché l'unità delle sinistre è durata. Forse la prima preoccupazione è stata il mantenimento di qualche piccola posizione di potere. Con la scusa di sganciarsi dal "partito del no", un'etichetta che non corrisponde affatto a ciò che è Rifondazione, credo che il Pd, sapendo di non poter essere maggioranza, punti a non avere avversari almeno all'opposizione. Una politica un po' miope.
Vuol dire che il Pd non rappresenta una reale opposizione al "modello Formigoni"?
A volte c'è la sensazione di un'acquiescienza verso un sistema consociativo che si conserva attraverso piccole concessioni. La spesa da 500 milioni di euro per la nuova sede della Regione, l'inutile mega-grattacielo autocelebrativo di Formigoni, è stata approvata con l'astensione del Pd. Contemporaneamente la Regione tagliava dal bilancio la stessa cifra, preventivata per la costruzione di case popolari, adducendo la mancanza di fondi! Bisogna anche ammettere che nella passata legislatura, benché la resistenza alla giunta Formigoni sia venuta soprattutto dai piccoli, siamo comunque riusciti a collaborare bene col Pd. Penati sembra già rassegnato a un'opposizione piuttosto tiepida. Formigoni è al quarto mandato, secondo la legge non si potrebbe nemmeno candidare, e Penati non solo non insiste su questo punto, ma sostiene che non ci sono impedimenti legali. Se cominciamo così...
La vostra opposizione al "modello Formigoni" è totale.
Senza il minimo dubbio.
Sembra che ai lombardi questo modello piaccia, però.
Che Formigoni goda di consenso popolare è difficile da negare. Che sappia utilizzare in maniera efficientissima e spregiudicata la macchina regionale per farsi propaganda è altrettanto difficile da negare. Ma Formigoni racconta un sacco di balle: per esempio fa grandi annunci sul sostegno alle famiglie o sul sostegno alla maternità ma stanzia risorse irrisorie. Molta pubblicità e pochissimi soldi: accedere a questi aiuti è quasi impossibile. Quanto al "modello", la giunta si riempe la bocca con la parola sussidiarietà ma quello che fa è semplicemente smantellare la funziona pubblica a beneficio dei privati. Nessuna vera iniziativa dal basso: il modello di Formigoni è un modello di privatizzazione assistita in cui il pubblico paga il privato. Scandali come quello della clinica Santa Rita dimostrano ai lombardi le storture di questo sistema.
Ritiene che ci sia una questione morale in Lombardia?
Certo che c'è, grande come una casa. In alcuni casi si tratta di deviazioni criminose, ma è il sistema stesso, con la sua confusione tra pubblico e privato, a generare storture. La lobby ciellina domina la Regione ed è portatrice di un mix deleterio di ideologia e interesse economico. Soprattutto in settori chiave come la sanita e la scuola. Altro che sussidiarietà: il ruolo della Compagnia delle Opere nel sistema lombardo è sintomatico. C'è un drenaggio sistematico di risorse pubbliche a favore di chi è organico al sistema di potere. Altro che iniziativa privata: ogni cittadino lombardo paga annualmente una tassa alla Compagnia delle Opere.
Avete duramente osteggiato il finanziamento regionale della scuola privata. Ma non è una battaglia contro la libertà di educazione?
No. E' facile giocare con le parole. Regione Lombardia ha ribattezzato il buono scuola come "dote per la libertà di scelta", ma in fondo di che si tratta? Di soldi dati alle famiglie per coprire con soldi pubblici i costi delle scuole private. Nell’anno scolastico 2008/2009 l’80% dei fondi regionali per il diritto allo studio è stato destinato in via esclusiva agli studenti delle private, frequentate però soltanto il 9% degli studenti. Complessivamente, dal 2001 ad oggi, sono stati così drenati quasi 400 milioni di euro dalle tasche dei contribuenti a quelle della lobby della scuola privata. Quel che è peggio è che i contributi pubblici finiscono in tasca anche di chi ha redditi altissimi. Quando lo denunciamo, Comunione e Liberazione ci accusa di furore ideologico, ma è vero il contrario. Del resto non ci possono attaccare sui numeri perché sono dati pubblici incontestabili.
Non salva nulla della presidenza di Formigoni?
E' dura salvare qualcosa. La verità è che si tratta di un modello che mostra la corda. Posso ammettere che quindici anni fa, per quanto io l'abbia sempre considerata sbagliata, la sussidiaretà di Formigoni (compendiata dallo slogan "più società meno stato"), avesse almeno la freschezza della novità. Oggi mostra tutto lo scarto tra la retorica e la realtà: qualcuno può dire che la Lombardia è meglio di quindici anni fa? E soprattutto è un modello che non ha, letteralmente, più nulla da dire. Lo si vede rispetto alla crisi: c'è un immobilismo, una stanchezza, un vuoto culturale sconcertante. A parte qualche contributo a pioggia di carattere elettorale, non c'è nemmeno la più vaga idea di come affronatre la crisi, né un minimo di strategia sul dopo-crisi.
Come andrebbe affrontata la crisi secondo lei?
Riappropriandosi di un ruolo pubblico a cui la Regione, sebbene si atteggi a grande Stato, ha invece completamente abdicato. L'assessore all'industria, Romano La Russa, è un incompetente che ha avuto l'onore di essere l'unico ad essere stato soggetto ad una mozione di sfiducia (da parte della Lega): questo dice tutto sul disinteresse della Regione. Ci sono decine di aziende in crisi, migliaia di famiglie in ballo e la Regione sembra che non abbia nulla da dire: le sembra normale che La Russa non abbia mai incontrato un sindacalista? In tutti i casi di crisi industriale la Regione non è mai stata un'interlocutore dei lavoratori, tanto è vero che i sindacati hanno sempre dialogoato solo col prefetto. La Regione dovrebbe invece entrare nel merito dei singoli casi: talvolta si tratta degli effetti della crisi finanziaria, altre volte di imprese che lavorano in settori decotti, ma spesso siamo di fronte a veri e propri casi di banditismo economico, che approfitta del momento per dismissioni o delocalizzazioni non motivate, o che punta alla speculazione immobiliare.
Lei ritiene necessario un interventismo economico della Regione?
Ritengo sacrosanto che Regione Lombardia faccia sentire tutto il suo peso per tutelare il sistema industriale e l'occupazione. Facciamo un esempio concreto: Nokia Simens ha in Italia, quindi in Lombardia, uno dei mercati più importanti del mondo. Però può permettersi di chiudere due centri di ricerca elasciare per strada centinaia di persone senza che la Regione attui alcuna forma di pressione: nella Francia di Sarkozy, che non mi pare uno stato sovietico, di fronte a delocalizzazioni non motivate come quella di Nokia ha minacciato ritorsioni. E ha fatto bene: non sta in piedi un modello che si arrende alla delocalizzazione come conseguenza naturale della ricerca del basso costo della manodopera. Non possiamo pensare che il modello di sviluppo della Lombardia passi solo dai servizi e dalla conversione delle aree industriali in centri commerciali.
In conclusione, se dovesse riassumere il vostro programma politico in pochi slogan?
Il lavoro e i lavoratori al primo posto. Più soldi alle scuole pubblche e non alle private. Meno cemento, meno autostrade, più trasporto pubblico.
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