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Milano, una strategia contro l'onnipresenza pubblicitaria

Il nuovo piano della pubblicità non deve solo governare il fenomeno, ma limitarlo. Bisogna ripensare il rapporto tra pubblicità e spazio urbano.

26/11/2008

E' notizia recente l'approvazione da parte del Consiglio comunale di Milano del Piano della pubblicità. Secondo le parole dell'assessore all'Arredo, Decoro Urbano e Verde, Maurizio Cadeo, "la pubblicità entra a far parte di un concetto più ampio e più moderno di arredo urbano, nel quale dovrà inserirsi e integrarsi, e questo darà un contributo importante a rendere Milano più bella". A prima vista si tratta di una buona notizia. Il Piano degli impianti pubblicitari è uno strumento obbligatorio dal 1994: Milano ottempera a un obbligo di legge. Che il semplice adempimento di un obbligo, con un ritardo più che decennale, possa considerarsi "una conquista importante", come l'ha definita Cadeo, è perlomeno opinabile. Ma se ciò contribuisce a rendere Milano più bella, ben venga il Piano e complimenti all'assessore che è riuscito a farlo approvare.

L'obiettivo sostanziale del Piano è mettere ordine nell'anarchia pubblicitaria che regna in città, attraverso norme che ne regolino e ne limitino la presenza. C'è dunque una speranza concreta che venga posto i freno all'attuale overdose pubblicitaria. In particolare, è prevista una riduzione delle installazioni pubblicitarie nella zona delimitata dalla Cerchia dei Navigli (il centro storico), indicata come "Zona A" nel Regolamento e nel Piano degli Impianti. In questa area non saranno ammessi i "Posters", le targhe su palo, le pellicolature di edifici o di strada, i cassonetti luminosi a parete,  i totem, le insegne su tetto, i gonfaloni, gli impianti su servizi pubblici automatizzati. Dovrebbero poi essere messi in atto accorgimenti che riducono l’impatto ambientale degli impianti.

La pubblicità è l'anima del commercio, e forse non si poteva pretendere proprio da Milano una soluzione più radicale. Resta però l'impressione di un provvedimento non troppo coraggioso, che cerca di governare lo status quo piuttosto che dare un taglio netto al passato. E così nella zona delle mura spagnole potranno continuare ad esistere gli enormi (almeno sei metri per tre), antiestetici cartelloni pubblicitari, basta che vi sia uno spazio di "almeno 12 metri" tra l'uno e l'altro, o fra coppie di cartelloni. Risultato, tutta un'area che meriterebbe di essere valorizzata viene invece svilita.
La pubblicità su strada sarà invece consentita "solo" nelle aree pedonali. E dove se no? Avremo il dubbio privilegio di camminare sugli annunci pubblicitari, scritti su pellicole applicate direttamente sul suolo.

Del resto è lo stesso assessore a parlare non di una eliminzione della pubblicità dall'arredo urbano, o di una sua progressiva riduzione, ma di una sua integrazione: "il sistema della pubblicità nel contesto urbano, non considerandolo più un elemento estraneo alla costruzione dell'immagine urbana, ma parte dell'arredo cittadino". Ci permettiamo di dubitare di quest'ultima affermazione. Altre città hanno adottato misure ben più ambiziose, consce non solo che le città senza pubblicità sono più belle, ma che i cittadini vanno difesi dall'invadenza dei suoi messaggi. Lo scorso anno Parigi ha votato un regolamento che mira a far scomparire il 60%  della pubblicità cittadina. Alcuni quartieri, come Montmartre, sono completamente off-limits, e così anche i ponti sulla Senna. In questi luoghi né scitte né tabelloni di alcun genere. A San Paolo del Brasile, città gemellata con Milano da quasi cinquant'anni, hanno votato un provvedimento ancora più drastico: dal giugno 2007 via tutti i cartelloni pubblicitari, senza distinzioni. L'obiettivo è quello di ripulire la città dall'inquinamento visivo, percepito ormai come intollerabile. La novità è stata salutata favorevolmente da molti, ma, come è ovvio, ha suscitato le proteste del settore pubblicitario, che la considera un'indebita restrizione della libertà d'espressione e una limitazione al diritto dei consumatori di essere informati. Di fatto, la pubblicità a San Paolo non è scomparsa, ma l'iniziativa del governo cittadino ha avuto il merito di metterle un freno e soprattutto di aprire una riflessione su una pubblicità "sostenibile", meno invasiva e più rispettosa dello spazio urbano.

E' auspicabile che succeda anche da noi.

 

Valentino Necco



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Marco - 16/12/2008 08:50:11
Gentile MILANOMAG, Riferimento all' articolo sopra riportati noi abbiamo pensato a rendere utili e comodi i supporti utilizzati dalla pubblicità riuscendo in ogni qual modo a dare la possibilità anche di oscurarla ....semplicemente sedendoci sopra!!! (vedi immagine inviatavi il 12/12/08 a 'info@milanomag.it'; 'redazione@milanomag.it') Mi farebbe cosa gradita ricevere un Vs. giudizio. Ringraziando per la collaborazione, colgo l’occasione per porgere distinti saluti Marco Candotto Tel. +378 0549 901250 – cell. +39 335 5753828
 

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