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Milano, "seri dubbi" della Corte dei Conti sul bilancio 2009

La Corte dei Conti critica il bilancio preventivo del Comune e il prestito obbligazionario di 335 milioni di euro per A2A.

29/04/2009

Dopo la condanna per le consulenze d'oro e lo scottante caso dei derivati, le finanze del Comune di Milano tornano nell'occhi del ciclone. La Corte dei Conti torna a esprimere "seri dubbi" sulla gestione finanziaria del Comune e solleva perplessità sull'attendibilità del bilancio preventivo del 2009. La Corte dei Conti è stata particolarmente critica verso il prestito obbligazionario di 335 milioni di euro relativo ad A2A (la società multiutility in cui si è fusa la municipalizzata Aem, sui cui titoli era stata originarimente costruita la convertibilità del bond), risalente al 2004 (Comune di Milano 2004-2009, 2.25% convertibile in azioni ordinarie Aem), per il quale Palazzo Marino non ha creato il relativo fondo di ammortamento.

 

I rilievi fatti al bond convertibile A2A emesso dal Comune sono numerosi. Uno dei principali rilievi riguada il recupero del denaro necessario per il rimborso dai residui passivi di spesa: secondo i giudici contabili questa voce di bilancio deve essere utilizzata per nuovi investimenti e non per ridurre il debito. Secondo la Corte dei Conti il Comune di Milano avrebbe dovuto accantonare anno per anno una somma per l'eventuale rimborso cash del bond convertibile. Ciò non è mai stato fatto e questo porterà, sostengono i magistrati contabili, a un intervento straordinario e per questo da utilizzare con prudenza.

 

Perplessita sul fondo per la restituzione. Osservano i giudici: «Suscita notevole perplessità il fatto che l'ente abbia proceduto all'approvazione del bilancio di previsione 2009, anno nel quale deve essere operato il rimborso, senza individuare le risorse da destinare a tale scopo. La circostanza pone seri dubbi in ordine all'effettiva attendibilità del bilancio dell'ente che non sembra rappresentare in modo trasparente e corretto la situazione finanziaria del Comune».  Il rimborso degli obbligazionisti costringerà entro l'anno il Comune di Milano a recuperare circa il 20% dell'intera spesa preventivata per la parte corrente, ma nel bilancio previsionale  non vi è traccia di queste uscite. «Non procedendo all'accantonamento - accusa la Corte dei Conti - l'ente ogni anno ha potuto disporre indebitamente di maggiori somme di denaro da utilizzare nella gestione corrente.

 

Secondo i regolamenti, il prestito obbligazionario potrebbe teoricamente permettere al Comune di risarcire i proprietari delle quote con azioni di A2A in possesso del Comune stesso, ma questa ipotesi è stata più volte scartata per non erodere la propria partecipazione societaria. Ricordiamo che A2A fonde le municipalizzate di Milano e Brescia e che la governance dell'azienda è fortemente condizionata dall'indirizzo politico dei due comuni lombardi (è notizia recente l'azzeramento del CdS in seguito al cambio di maggiornaza a Brescia), che non sempre hanno saputo collaborare al meglio.

 

In una recente udienza alla Corte dei Conti il direttore generale Giuseppe Sala ha assicurato ai magistrati che il Comune di Milano reperirà le somme per risarcire gli obbligazionisti grazie a una ricognizione dei residui passivi in conto capitale. La magistratura contabile lombarda, in ogni caso, ha voluto coinvolgere il Consiglio Comunale, segnalando con una delibera che l'operazione presenta «profili di criticità» e «invita lo stesso Consiglio Comunale ad adottare eventuali interventi ritenuti opportuni». Gli stessi interventi, presi dagli organi competenti, dovranno essere comunicati alla stessa Corte dei Conti entro il 31 maggio.



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