Milano, scuole civiche: accordo Comune-sindacatiCompromesso tra la Moioli e i sindacati: riapre una classe al liceo Gandhi. Ma per gli insegnati è "una presa in giro". 01/10/2009
Dopo le proteste dell’ultimo mese per i tagli delle classi nelle scuole civiche di Milano, è stato raggiunto un compromesso tra i sindacati e il Comune di Milano. L'accordo è stato raggiunto in seguito all'incontro di ieri mattina a Palazzo Marino, che ha visto confrontarsi l’assessore alle politiche sociali Mariolina Moioli, e i sindacati Cisl, Uil, CSA e DICCAP.
Grazie all’accordo, fa sapere l’assessore, sarà riaperta la classe terza liceo dell'istituto Gandhi, al centro di molte proteste negli ultimi tempi. “Per l’anno scolastico appena iniziato – ha dichiarato la Moioli– riattiveremo la terza classe del liceo classico serale Gandhi, a condizione che sia frequentata da almeno dieci studenti, e tutte le classi previste dall’informativa di Giunta dello scorso luglio”.
Troppo poco per gli studenti, secondo i quali la riapertura di una sola classe non è sufficiente. Critica anche la rappresentanza della Cgil, estranea all’accordo con l’assessore: “Viene riaperta una classe ma 9 restano chiuse — dicono i delegati della Rsu — I liceali non hanno alternative: sono senza scuola. E non è affatto vero che per le prime classi non ci sono iscritti”. Secondo i docenti del liceo Gandhi, l’accordo è “una presa in giro” che lascia a spasso almeno ottanta ragazzi.
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Vuoi collaborare con MILANOMAG.IT? mandaci un tuo articolo a redazione@milanomag.it e se ritenuto interessante verra' pubblicato Commenta l'Articoloeffebì - 14/10/2009 10:05:24Demonizzare è sicuramente una parola esagerata, ma considerare che la delega al privato sia una "ingistizia doppia per gli studenti" significa presupporre che la delega al privato non sia una soluzione miglioratva. Questo secondo me è il punto, ovvero che una delega al privato per soluzioni come quella delle civiche è l'unica che, in questo momento, riesce da un lato a garantire un servizio (quasi) pubblico; dall'altro riesce a mantenere la flessibilità necessaria per classi di così pochi studenti. Chiaro che l'inciso "in questo momento" è indispensabile anche in vista di necessarie riforme che introducano più flessibilità nella scuola. Inolte non non credo che flessibilità debba essere solo associato a stipendi e contratti, ma anche a tutte quella serie di disposizioni e regolamenti statali, comunali, provinciali e regionali che vietano ad esempio ai genitori di comprare un copricalorifero/paracolpi nella scuola pubblica di un bambino, perché questi devono esssere uniformi per tutto l'istituto e omologati dalla scuola (anche se già omologati sul mercato). Flessibilità piuttosto significa concere alle insegnanti fiducia e responsabilità e alle scuole maggiore autonomia amministrativa tali a poter equiparare la flessibilità del sistema privato, che spesso risparmia sulle forniture e sui tempi. aldo f. - 12/10/2009 20:43:57 e chi demonizza il sistema privato? io dico solo che gli sprechi nel pubblico non sono un fenomeno naturale inesorabile, da combattere distruggendo definitivamente il pubblico. non è questione di distribuire colpe, ma di affermare che se il Comune gestisce una scuola civica in modo inefficente, la colpa non è degli studenti, e soprattutto che se la soluzione del Comune agli sprechi è quella di delegare al privato, l'ingiustizia per gli studenti è doppia. Notare comunque una cosa: un tempo le scuole private erano scuole di lusso per ricchi che vi investivano un sacco di denaro per creare una classe dirigente più preparata della media. Ora si gioca al ribasso puntando a ridurre la minimo i costi del personale: flessibilità è la parolina magica, quella che fa la differenza. Quale progresso... effebì - 07/10/2009 20:58:46 Ritengo che il problema non sia quello di individuare le responsabilità, perché si finirebbe per palleggiarsi le colpe fra destra e sinistra, fra isitituzioni e assessori e così via, quanto piuttosto accettare che ci sia una complessità nei problemi che può essere gestita solo a condizione di accettare compromessi. Mi spiego meglio: è chiaro che un sistema come quello delle scuole civiche non sta in piedi se paragonato al sistema privato. Non può competere per flessibilità e costi, sebbene sulla qualità si possa ancora discutere. Il privato apre se ci sono gli iscritti, assume chi vuole con contratti a tempo determintato. Il sistema pubblico non può. D'altra parte però non bisogna demonizzare un sistema privato qualora permetta di evitare sprechi come capita spesso nel pubblico (scuola, sanità, ecc.). Esempi di compromessi sono stati ad esempio le rette "calmierate" pagate dal Comune ai nidi privati per i bambini aventi diritto che non hanno trovato posto nel pubblico (il caso di mio figlio). Certo che però se il Comune pretende da convenzionati standard superiori a quelli concessi ad altri privati e allo stesso sistema pubblico, che va avanti con deroghe sulle leggi sulla sicurezza e l'igiene, paga a 180 giorni le rette e così via, i nidi privati che hanno accettato di lavorare col pubblico chiudono (appunto come quello di mio figlio). aldo f. - 07/10/2009 15:59:04 se le cifre sono queste c'e' qualcosa di grosso che non torna e francamente si poteva arrivare a una una riduzione progressiva di questi costi senza far pagare l'inefficienza agli alunni. Il Comune e' colpevole in ogni caso, anche se la chiusura delle classi fosse davvero inevitabile bfrancesco - 06/10/2009 20:56:39 A parte le polemiche relative al diritto allo studio, che come quello al lavoro e alla libertà di culto e alla salute sembra rimanere oggi solo nell'ambito dei diritti costituzionali disapplicati da cinquant'anni, credo che sia necessario considerare anche i costi che queste classi comportavano per il Comune di Milano. Se infatti consideriamo che ciascuno studente comporta una spesa per l'amministraizone (stando alle cifre del Comune) circa 53 mila euro l'anno fra affitti, docenti etc. e che c'erano classi con meno di 5 alunni frequentanti, credo che il problema non debba essere di tipo politico ma semplicemente una questione organizzativa. Ricordo, fra l'altro, che Milano è un raro esempio di città ove questo servizio esiste e il Ministero prevede regole specifiche circa il numero "minimo" di studenti nelle scuole statali. Se consideriamo, che il liceo costava di retta agli studenti 264 euro, contro circa 7 mila del settore primato (fonti giornalistiche) proporrei di pagare la retta privata a tutti gli studenti e dare loro 6mila euro di risarcimento per il disservizio. Risparmio netto per il Comune di Milano 40mila euro a studente. Provocazione? Forse si, ma con un minimo di rispetto su dove vanno le nostre tasse. la scuola è di tutti - 02/10/2009 09:11:23 Qesti ragazzi costretti a frequentare scuole serali perchè lavorano hanno perso un mese di scuola e da quel che dicono i docenti l'offerta garantita non esaurisce la domanda. E' possibile che il diritto allo studio sia così scarsamente considerato? |
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