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Milano, per Natale caviale alla mensa dei poveri

40 kg donati dalla Forstale, sono frutto di un sequestro. Don Colmegna: "Grazie, ma non dimentichiamo i veri bisogni dei poveri".

21/12/2008

I quaranta chili di caviale beluga di contrabbando rischiavano di fare la muffa nel frigorifero della caserma. Iuri Mantegazza, dirigente della Forestale di Tradate (Varese) ha avuto il colpo di genio: perché non donarli ai poveri? E così, per una volta, sulla mensa dei poveri della città a Natale verrà servito il caviale. Un vero pranzo da signori. Le preziosa uva di storione sono frutto di un sequestro avvenuto in un appartamento di Milano, dove il caviale di contrabbando, procedente dalla Polonia, è stato ritrovato anche in vasi da mezzo chilo. «Le analisi — ha dichiarato Mantegazza — ci hanno confermato che il cibo era ancora perfettamente commestibile, ma che non avrebbe potuto essere conservato a lungo. E così abbiamo pensato di fare un regalo natalizio a chi non può permettersi il caviale». La procura ha tenuto per sé solo un campione della merce sequestrata ai fini dell’indagine. Il resto è stato regalato a mense, ospizi e associazioni. Il valore complessivo della merce si aggira attorno ai 400mila euro. E' stato forse questa enorme somma di denaro a lasciare un po' perplessi i destinatari di cotanto bendidio. Il responsabile della Casa della Carità, don Virgino Colmegna, una vita al servizio dei poveri di Milano, ha ringraziato per il dono ma invita a non farne un caso: «Tutto ciò che viene donato è bene accetto — precisa — anche se la maggior parte dei nostri ospiti non sa nemmeno cosa sono quelle palline nere. Diciamo comunque grazie senza dare troppa enfasi all’accaduto. Basta ricordarsi che i poveri hanno bisogno di diritti e di dignità, più che di generi di lusso». Sulla stessa lunghezza d'onda don Roberto Davanzo, presidente della Caritas Ambrosiana: «L’importante è che gesti così eclatanti non si trasformino in una sorta di spot o in qualcosa con cui crediamo di lavarci la coscienza. Non possiamo purtroppo illuderci di aver risolto il problema della povertà. Io mi rimetto al dettato del Concilio Vaticano Secondo: occorre eliminare le cause che inducono le persone ad avere bisogno. E per questo è necessario un impegno che abbraccia tutti i 365 giorni dell’anno». E' comprensible che chi si occupa in modo quotidiano dei più poveri si preoccupi che quelle poche volte in cui il tema viene affrontato dai media non sia ridotto a una nota di colore, ma sia ricondotto a più ampie questioni di giustizia sociale. Ciò non toglie che il gesto sia stato fatto con le migliori intenzioni, cosa che le associazioni hanno del resto riconosciuto. Va anche ricordato che, in quanto bene oggetto di sequestro, il caviale non avrebbe potuto essere venduto in tempo. «Se l’alternativa era gettarlo, ben venga il caviale - ha detto don Davanzo. Siamo contro tutto ciò che rappresenta uno spreco. In fondo anche i poveri e i clochard hanno diritto per una volta ad assaggiare il cibo dei ricchi». Insomma, se il caviale non serve a dimenticare i problemi dei poveri durante il resto dell'anno, ma semplicemente a fare un pranzo di Natale un po' più ricco del solito, ben venga il caviale.



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