Milano. Expo 2015 a rischio fallimento?Sette mesi di estenuanti trattative non hanno ancora portato alcun risultato concreto 01/10/2008
Ancora niente. La grande occasione per il rilancio di Milano per ora ha prodotto sette mesi di intrighi, veti incrociati, trattative estenuanti, alleanze variabili, ma nulla di concreto. Sette mesi sono un'eternità di fronte ai tempi ristrettissimi necessari per preparare un evento delle dimensioni e della complessità di un'esposizione universale. Non sembra, ma il 2015 è dietro l'angolo. Sono un'eternità soprattutto per Milano, che si picca di essere la città più efficiente d'Italia. Pare che il sindaco di Milano, Letizia Moratti, sia furibonda per il ritardo accumulato. Ma in questa vicenda l'intrico di torti e ragioni è tale che nessuno può dirsi privo di responsabilità. Per Letizia Moratti, di certo, un fallimento dell'Expo trasformerebbe in uno smacco intollerabile quello che doveva significare il suo trionfo. Ma assieme al suo sindaco verrebbe sconfitta l'intera città.
Ciò che più colpisce di questa sconcertante impasse è il suo carattere di mero scontro di potere. L'opinione pubblica non è così ingenua né così moralista da non sapere che la mole di denaro mossa da un evento come l'Expo 2015 muove anche, fisiologicamete, interessi enormi (ancorché legittimi). Ciò non toglie che lo scontro, in questi sette mesi, non si sia mai sollevato dal livello di una squallida disputa sui nomi. Mai, in sette mesi, abbiamo visto entrare i contendenti nel merito dei contenuti: lo scontro degli interessi in campo non si è mai tradotto in un confronto trasparente tra visioni strategiche alternative o tra diverse opzioni organizzative. Ciò che l'opinione pubblica ha percepito è solo lo sgomitare per assicurarsi il miglior posto a tavola. Un atteggiamento tanto più censurabile quando si pensi allo spirito umanitario che dovrebbe pervadere il tema dell'Expo. Un atteggiamento irresponsabile, vista la necessitàdi procedere a tappe forzate verso il 2015. E, infine, un atteggiamento masochista, vista la sfiducia generalizzata verso la classe politica.
Stando alle voci di corridoio, il nodo della questione è il nome di Paolo Glisenti, il manager scelto dal sindaco di Milano per guidare la società di gestione dell'Expo. Glisenti sarebbe inviso a molti, specie al ministro Tremonti. Ma sarebbe sciocco credere che tutto sia bloccato per inimicizie personali o, al contrario, per la testardaggine del sindaco Moratti incapace di scendere a comporomessi. Glisenti, Ermolli, Bracco: il valzer dei nomi proposti per la società di gestione nasconde scontri di potere che vanno al di là dell'Expo stessa. I protagonisti principali li conosciamo: Moratti, Formigoni, Penati, Berlusconi, Tremonti. Ed ora, nel ruolo di grande regista pacificatore, Gianni Letta. Vecchie ruggini e ambizioni contrapposte di questi protagonisti formano un cocktail micidiale che rischia di far saltare tutto prima ancora che cominci. Moratti e Penati si vedono entrambi a capo della futura area metropolitana di Milano. Berlusconi e Formigoni hanno qualche conto aperto dalle ultime elezioni vinte dalla destra, che ha visto frustrate le ambizioni ministeriali del governatore lombardo. Ma anche la Moratti lamenta scarse aperture dal governo amico: le frizioni sono soprattutto con Tremonti. Tutto questo è di dominio pubblico. Se i veti incrociati nascondano altre dinamiche ancora, non è dato sapere.
Resta il desolante spettacolo della litigiosità locale. Davvero paradossale che a mediare tra cinque efficientissimi lombardi debba essere inviato, da Roma, l'abruzzese Letta, no?
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