Milano città povera?Esce il rapporto Caritas 2008, cresce la povertà a Milano. Un'occasione per rfilettere 01/10/2008
Il settimo rapporto della Caritas Ambrosiana fa parlare i numeri: sono più di 5.000 i senzatetto solo nella città di Milano e 85.000 i cosiddetti vulnerabili, "borderline" della povertà cui basta poco per passare alla condizione di indigenti. La ricerca della Caritas (cui ha collaborato l'Università Milano Bicocca) non ha la pretesa di essere esaustiva, ma fornisce una fotografia significativa della diocesi di Milano con molti chiaroscuri: il campione su cui si basa è rappresentato dalle 16.000 persone che nel 2007 si sono rivolte ai centri d'ascolto per chiedere aiuto. Disoccupazione, reddito insufficiente, difficoltà a trovare un alloggio sono i problemi più frequenti. Nessuna grande novità di rilievo, in verità, ma la conferma di un graduale peggioramento della situazione socioeconomica dei milanesi. Delle milanesi soprattutto, se è vero che il 70% dei poveri sul territorio sono donne, per tre quarti straniere.
Forse ciò contribuisce a far sottovalutare il problema: se la povertà tocca solo gli stranieri, Milano può continuare a concepirsi ricca e felice. Per qualche giorno si sentirà parlare di "allarme povertà", poi ognuno di noi sarà felice di dimenticare. Attenzione, è facile fare retorica su certi argomenti. Milano, bisogna ricordarlo, è una città che offre molto più di altre l'opportunità di migliorare il poprio stato economico e sociale. Però è giusto che i riflettori accesi su certe realtà non si spengano troppo in fretta. Primo, perché è importante che associazioni come la Caritas non rimangano sole a lottare contro i mulini a vento: la povertà di pochi è un problema di tutti. Secondo, perché se essere straniero a Milano può essere più facile che in altre città, essere povero è quasi impossibile. Chi è povero a Milano rischia di esserlo doppiamente. Terzo, perché la difficile realtà che descritta dal rapporto della Caritas non riguarda anche moltissimi italiani: 85.000 "vulnerabili" su 1 milione 200 mila abitanti sono un'enormità. Un'enormità sulla quale riflettere.
Lavori instabili, giovani coppie o mariti separati senza casa, rate del mutuo che si fatica a pagare. La ricca Milano ospita anche l'universo della precarietà economica, che diventa precarietà sociale ed esistenziale. O forse no, più che ospitarlo se ne serve, ma lo confina al suo esterno. E così i quasi 2 milioni di abitanti di vent'anni fa oggi sono solo 1,2 milioni. Si potrebbe dire che Milano espelle chi non riesce a stare al passo con i suoi standard di ricchezza, se non fosse quasi humour nero. Eppure questa è più o meno la realtà: una città sempre più cara dove gli immobili hanno raggiunto prezzi follie da cui la gente è costretta a fuggire. E' il mercato, si dirà. E' la speculazione, suggerisce il rapporto Caritas. Sia come sia, il risultato netto è un peggioramento generale della qualità della vita di tutti, da chi è costretto ad accollarsi mutui pesantissimi a chi è costretto a una vita da pendolare.
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