Cinema-Milano: Soul KitchenIl cinema tedesco sorprende in positivo con Soul Kitchen, una commedia sul valore dell'amicizia senza barriere. 18/01/2010
Commedia romantica, commedia multietnica o commedia tout-court, Soul Kitchen fa centro. Il regista Fatih Akim strappa Premio Speciale della Giuria al Festival di Venezia e strappa risate al pubblico. Non siamo di fronte a nessun capolavoro, intendiamoci: alcune gag sono gratuite, altre forzate, c'è qualche piccola caduta di stile, la sceneggiatura nel finale si fa più incerta. Ma tanta imperfezione è perdonabile, perché lo spirito del film è di quelli buoni, di quelli che comunicano energia e divertimento.
In Soul Kitchen c'è tutto questo e anche di più: musica (tanta, ottima), cibo, sesso, amore; insomma, vita. Soul Kitchen è una storia un po' folle – ha detto il regista – sul valore delle persone e dell'amicizia senza barriere. E' vero. Ci si appassiona alla storia perché ci si appassiona agli sgangherati personaggi; ci si appassiona perché vincono i buoni, ma anche i cattivi in fondo non sono poi così antpatici.
Fatih Akim, tedesco di origini turche, cambia completamente registro rispetto a La sposa turca, il suo film più conosciuto, ma ci parla ancora di immigrati: questa volta il protagonista è Zinos (Adam Bousdoukos), proprietario del Soul Kitchen, un ristorante alla buona ricavato da un edificio industriale di una qualche indefinita periferia di Amburgo. I clienti sono abituali e a quanto pare apprezzano i piatti a base di pesce impanato e patatine fritte scongelate. Per Zinos l'unico problema nella vita sembra essere il burbero vicino, che occupa una rimessa nello stesso edificio senza troppa voglia di pagargli l'affitto.
Ma una serie di eventi che prima si accumulano e poi si intrecciano complica progressivamente le cose: la fidanzata parte per la Cina per fare la reporter, un tremendo (ed esilarante) colpo della strega lo mette ko, il geniale e iracondo chef che lo sostituisce sconcerta la clientela con piatti da ristorante di lusso, il fratello ladruncolo (uno spettacolare Moritz Bleibtreu) ottiene un permesso per uscire di galera e si fa assumere per dimostrare che lavora. Alla fine Zinos gli lascerà la gestione del ristorante, con conseguenze disastrose.
E forse il vero protagonista della storia è il ristorante stesso, quel Soul Kitchen che Zinos non vuol vendere, nemmeno di fronte all'offerta più allettante, perché è innazitutto un luogo dell'anima: piccola isola di resistenza umana dove si mangia, si suona, si balla e si fa persino l'amore, piccola isola di resistenza urbana in mezzo alle trasformazioni portate dalla speculazione edilizia, patria multietnica e metropolitana in cui trovarsi a casa propria a prescindere dalle origini e dal colore della pelle.
Altre recensioni
Vuoi collaborare con MILANOMAG.IT? mandaci un tuo articolo a redazione@milanomag.it e se ritenuto interessante verra' pubblicato Commenta l'Articolomauro carboni - 20/01/2010 17:11:26bellissima colonna sonora di soul kitchen |
Casa Barilla Casa Barilla torna a Milano con le Trame di Gusto Macao Milano Occupata Torre Galfa per dare a Milano un Centro per le Arti La cultura su misura per mamme si espande per l’Italia grazie a Mamma Cult Dopo Roma, Bologna e Vicenza eccoci anche a Torino, Milano, Trento e Ferrara! Salone del Mobile 2012 e Settimana della Cultura A Milano un aprile ricco di eventi Ecopass Milano parte il 16 gennaio il nuovo ecopass area c Nuove regole e nuove tariffe da rispettare con l'ecopass area c |



