11/01/2009"Non si prega pensando all'odio". E' il refrain ricorrente ripetuto da quasi tutti i musulmani interrogati a proposito della manifestazione del 3 gennaio contro i bombardamenti israeliani della striscia di Gaza, accusati in modo più o meno esplicito di aver "invaso" con intento polemico un luogo simbolico della città.
I rappresentanti della comunità islamica milanese e gli organizzatori della manifestazione hanno in vario modo, nel corso degli ultimi giorni, tenuto a chiarire che la preghiera, tenutasi in piazza Duomo a conclusione del corteo, non rappresentava in alcun modo né un'espressione di odio politico o religioso, né tantomeno una provocazione nei confronti della città di Milano. Lo hanno ribadito anche nell'incontro con i rappresentanti della Chiesa milanese tenutosi proprio negli uffici del Duomo, in cui hanno preso le distanze dai manifestanti che hanno bruciato bandiere israeliane e hanno voluto rassicurare la curia locale sulle buone intenzioni della preghiera di sabato scorso.
Le testimonianze raccolte da Milano Mag concordano nel riferire che i fedeli che hanno pregato in piazza Duomo non erano che una piccola frazione ripetto alla folla di manifestanti giunta in piazza (quantificata in più di 10.000 persone da quasi tutti i mezzi di informazione) e che i fedeli lo hanno fatto spontaneamente essendo giunta l'ora della preghiera, anche se alla fine delle preghiere di rito alcuni hanno pregato anche per i "fratelli palestinesi" oggetto dei bombardamenti di Gaza. Non risulta che al momento dela preghiera vi siano stati disordini o problemi di alcun tipo. Molti dei fedeli musulmani hanno inoltre sottolineato che il pregare in luogo significa, per l'Islam, certificarne la purezza e che pertanto mai si potrebbe interpretarlo come un atto offensivo verso un luogo di culto cattolico, bensì, all'opposto, come un atto di rispetto. Tutte le testimonianze concordano, ad ogni modo, sul fatto che la preghiera non si è svolta, come inizialmente era parso, sul sagrato del Duomo, ma nella piazza antistante.
Un capitolo a parte riguarda l'accusa alla manifestazione di aver violato le disposizioni della polizia proseguendo oltre Piazza San Babila. Il vice-sindaco Riccardo De Corato aveva chiesto che si avviasse un procedimento giudiziario contro gli organizzatori per aver rotto i cordoni delle forze dell'ordine e per aver proseguito sino in piazza Duomo. "I manifestanti pro Hamas -aveva dichiarato De Corato- rompendo i cordoni delle Forze dell'Ordine, come e' stato variamente ripreso, hanno proceduto oltre, fino a piazza del Duomo, dove il corteo si è concluso. Qui, sul sagrato, gli arabi hanno pregato, senza aver dato alcun preavviso alla Questura, come prevede la legge. Infatti l'art 25 del codice penale dice che chi promuove o dirige funzioni, cerimonie o pratiche religiose fuori dei luoghi destinati al culto deve darne avviso almeno tre giorni prima al questore". In realtà l'articolo invocato da De Corato è stato dichiarato illegittimo nel 1957 dalla Corte costituzionale (sentenza 8 marzo 1957, n. 45), che ne ha dichiarato l'illegittimità costituzionale nella parte che implica l'obbligo del preavviso per le funzioni, cerimonie o pratiche religiose in luoghi aperti al pubblico, perché lesivo della libertà di riunione. Non risulta in effetti, ad oggi, che De Corato o altri abbiano dato corso ad alcuna denuncia formale.
Quanto al proseguimento della manifestazione in piazza Duomo, gli organizzatori intervistati da Milano Mag assicurano che non c'è stato alcuno sfondamento. "Eravamo molti di più del previsto e ci è stato detto di proseguire fino in piazza Duomo", dice Mohammed Hannoun dell'Associazione Benefica di Solidarietà col Popolo Palestinese. "Mi stupisce che non ci sia un'informazione corretta su questo punto - aggiunge Angela Lano di Infopal - Quando siamo arrivati in piazza San Babila è stato subito evidente che eravamo troppi: non ci stavamo fisicamente ed è girata la voce che ci consentivano di andare avanti. Altrimenti si sarebbe creato anche un enorme ingorgo stradale, visto che la piazza non è pedonale". Conferma tutto Joe Fallisi: "E' assolutamente così, non c'è nulla da nascondere. Avendo firmato io la richiesta di permesso per la manifestazione, ho parlato io personalmente coi dirigenti della Polizia di Stato e posso confermare che la decisione di proseguire è stata presa tranquillamente e di comune accordo. Sono stati loro stessi a consigliare quella soluzione in modo da far sfogare la massa di gente in un luogo più ampio."
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