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Mafia dei funerali, scandalo a Milano

Arrestate 41 persone implicate nel racket delle pompe funebri

17/10/2008

41 persone arrestate, 5 delle quali finite in carcere, 36 agli arresti domiciliari. E' il risultato dell'indagine che ha scoperchiato l'incredibile scandalo delle pompe funebri a Milano. L'indagine, che ha impegnato fino a 300 agenti, è nata da un vecchio esposto di un titolare di un'impresa di pompe funebri e da una denuncia del maggio 2007 di un comitato di familiari di deceduti in ospedale. Molti fermati sono infermieri di otto diversi ospedali o case di cura della città, che stando all’accusa segnalavano alle imprese di pompe funebri quando e dove avveniva un decesso. Agli arresti finiscono ci sono alcuni titolari di alcune delle più importanti imprese di pompe funebri di Milano.

 

Stando agli investigatori che conducono l’inchiesta (denominata “Caronte”) il racket delle pompe funebri genera, solo a Milano, un giro d’affari da 150mila euro al giorno. Dalle indagini, infatti, è emerso un vero e proprio tariffario per la retribuzione degli infermieri delle camere mortuarie che fornivano le informazioni alle imprese, permettendo loro di battere la concorrenza. Ogni segnalazione per un decesso veniva pagata con oltre 200 euro. La somma complessiva delle tangenti arrivava a 10-15mila euro al giorno, mentre il fatturato complessivo per le imprese superava i 150mila euro al giorno, di cui il 5-10% andava agli infermieri. L'indagine ha svelato una connivenza tra corrotti e corruttori organizzata in modo quasi professionale. Molti infermieri erano dotati di un "telefonino aziendale", fornito dall'impresa di pompe funebri, con il quale avvisare in tempo reale dei decessi. La rete di contatti era tale da non lasciare scoperto nessun momento della giornata. Un'organizzazione criminale ma talmente efficiente, che, secondo quanto hanno denunciato alcune famiglie, a volte i parenti del defunto venivano direttamente avvisati del decesso dall'impresa stessa.

 

«Noi stimiamo che le tangenti date agli infermieri per comunicare alle pompe funebri il decesso del paziente sia tra i 500 e i 1.000 euro, a seconda dell'ospedale e delle città». Così  la Codacons, secondo cui, in questo modo, «i funerali offerti costano il 30% in più». La Codacons aveva già più volte denunciato il fenomeno del racket delle pompe funebri, facendo notare come «il business del caro estinto genera un giro d'affari annuo di tre miliardi e mezzo di euro per più di 5 mila imprese di pompe funebri». Queste le otto strutture sanitare coinvolte:  il Pio Albergo Trivulzio, l'Ospedale San Carlo, il Sacco, il San Paolo, il Policlinico, il San Giuseppe, la Clinica Santa Rita e l'Ospedale Niguarda.
Il fenomeno dell'adescamento dei clienti da parte delle pompe funebri grazie alla complicità del personale sanitario era noto, tanto che a Niguarda per un certo periodo era stato istituito un servizio di vigilanza, garantito da una guardia giurata. Ora però l'indagine ha messo a nudo un vero e proprio fenomeno di corruzione, che va ben al di là della concorrenza sleale e dei comportamenti deontologicamente scorretti.



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carlo - 16/06/2009 16:31:34
vabbè certo, ma questa è il solito commento all'italiana che giustifica tutto. c'è sicuramente di peggio e forse non ci sono i profili di un'illegalità da diritto penale, ma esistono anche la moralità e la deontologia professionale, no? o va bene che un'infermiere si comporti come un avvoltoio? che palle questi cinici che non si stupiscono mai di nulla!
 
enrico felice - 12/06/2009 11:33:25
Scusate, mah, questo scandalo, è la scoperta dell'acqua calda. E' da sempre che gli infermieri, previa mancia, avvisano le pompe funebri della dipartita, di anziani, malati ecc. Non capisco questo stupore, anche perchè, se il prezzo del funerale al parente non sta bene, hai voglia ad avvertire.
 

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