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La crisi di Alitalia isola Milano dal resto del paese

La crisi di Alitalia non colpisce solo Milano ed il Nord. Proteste nel Mezzogiorno per i tagli verso Malpensa e Linate.

28/11/2008

La crisi di Alitalia non colpisce solo Malpensa, Milano e la cosiddetta Padania. Molte città si scoprono più isolate e temono che il ridimensionamento della ormai ex compagnia di bandiera si traduca in un freno allo sviluppo del territorio. Il drastico taglio dei voli operato dalla nuova compagnia ha infatti come epicentro l'hub lombardo di Malpensa, che ha visto cancellati moltissimi collegamenti, ma anche i voli per Linate e per Roma sono stati ridotti. A risentirne sono soprattutto i passeggeri del Mezzogiorno. E, per una semplice questione di distanza, è il venir meno del collegamento con Milano quello che probabilmente pesa di più. Non solo per il maggior disagio e il maggior costo per i viaggiatori locali, ma anche per il possibile effetto negativo sul turismo, uno dei principali motori di sviluppo locale. A ciò si aggiungono i probabili esuberi che dovranno fronteggiare molti aeroporti del Sud. Freno allo sviluppo e riflessi negativi sull'occupazione: un cocktail velenoso che, dalla Puglia alla Sicilia, ha messo sul chi vive molti politici locali.
Per esempio, i dipendenti di Alitalia a Punta Raisi sono 174 ma solo 60 saranno confermati da Cai. I collegamenti Alitalia da Palermo verso Roma e Milano, che fino alla scorsa settimana erano 13 al giorno, a giorni potrebbero scendere a otto voli giornalieri e da dicembre a quattro. Alcuni dovrebbero essere rimpiazzati da voli di Airone, ma l'attuale incertezza preoccupa un po' tutti.

 

La crisi di Alitalia, che col suo ritiro da Malpensa aveva scatenato le proteste di Formigoni e soprattutto della Lega, ora scatena quelle dei politici del Sud: Sergio D´Antoni, responsabile del Pd per il Mezzogiorno, giudica l'incertezza che grava sull'aerporto di Punta Raisi come il segno "di una politica scellerata e antimeridionalista". Al di là della retorica politica (De Antoni accusa Lombardo di non saper incidere a favore della Sicilia nelle politiche del Governo), si tratta paradossalmente delle stesse proteste "nordiste" udite qualche mese fa, ma cambiate di segno. Alcuni deputati pugliesi del Pd hanno polemicamente ribattezzato Alipadania la compagnia aerea in mano alla Cai. Considerando una riduzione media di quasi la metà dei voli verso gli hub del centro-nord anche gli scali del Sud cominiciano a guardarsi intorno in modo da rimpiazzare Airone e Alitalia, un po'come sta succedendo per Malpensa. Gli aeroporti pugliesi hanno già un accordo con Easyjet. Il problema non è tuttavia solo quello di mantenere i collegamenti con il Nord, ma di farlo a costi accessibili per i passeggeri. Anche in Puglia non manca la preoccupazione per il futuro dei lavoratori degli scali che attualmente sono alle dipendenze di Alitalia. Massimo Ferrarese, presidente di Confindustria Brindisi e responsabile marketing territoriale di Confindustria Puglia insiste soprattutto su un punto: la diminuzione delle rotte arresterebbe l’economia e il turismo. "E' sicuramente positivo - ha dichiarato - che la nuova Compagnia Aerea Italiana si presenti sul mercato libera dalle zavorre che in passato hanno bloccato crescita e competitività e con gli organici rispondenti ai propri piani industriali. Questa situazione la pone, quindi, nelle condizioni di offrire sul mercato un miglior servizio a tariffe molto più competitive. Invece una eventuale diminuzione delle frequenze ed un ingiustificato incremento delle tariffe - ha aggiunto - sarebbero valutate molto negativamente, in quanto provocherebbero una pesante battuta di arresto di tutta l'economia e del turismo pugliese e a quel punto gli industriali non potrebbero rimanere indifferenti di fronte a tale situazione”.

 

Insomma, la crisi di Alitalia ha forse almeno un merito: rendere tutti consapevoli dell'alto grado di integrazione economica e sociale che caratterizza i territori italiani a tutte le latitudini. Per il sistema produttivo di Milano e del Nord sono magari più strategici ed essenziali i collegamenti diretti con Shangai e Singapore, ma il malessere del Mezzogiorno, speculare a quello del Nord di fronte all'abbandono di Malpensa, non è solo una sfida a ragionare in termini di interessi nazionali, ma anche la prova che esistono ancora spazi di mercato profittevoli per tutti.



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