Intervista a Moni Ovadia: "Milano è una città morta"Durissimo Moni Ovadia: la mia Milano è un deserto culturale, si salva solo il Piccolo Teatro. 04/02/2009
Attore, musicista, poeta, regista. C’è un po’ di tutto questo in Moni Ovadia. Se la sua arte è multiforme e ricca di sfumature, anche la sua identità culturale non è da meno: italiano di origini bulgare, Ovadia è soprattutto un ebreo mitteleuropeo, espressione di un’identità cosmopolita e per certi versi apolide. Ma Ovadia è anche e soprattutto milanese, anche se questo aspetto della sua biografia è meno conosciuto e forse messo in ombra dal richiamo costante dei riferimenti artistici, culturali e religiosi della cultura yiddish. Ed è soprattutto in veste di milanese che Milano Mag lo ha voluto incontrare. Nato a Plodviv, in Bulgaria, nel 1946, Ovadia si è trasferito a Milano all’età di tre anni e a Milano è cresciuto, ha studiato, ha iniziato la sua straordinaria carriera artistica. Una Milano che gli ha dato e a cui ha dato molto, ma che oggi confessa di non riconoscere più: “Milano è una città morta”, ci dice senza mezzi termini.
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Non diciamo sciocchezze! Parliamo della cosiddetta movida o della cultura? Parliamo del Parco delle Basiliche o del “movimento” che c’era intorno fino alle 5 del mattino? Moni Ovadia forse fa una provocazione “artistica”, lecita e appassionata, probabilmente non costruttiva, ma la cultura va vista nel suo insieme e, un’altra volta, dimostra con le sue parole di non avere una visione sufficientemente chiara per poterla amministrare. Se la nomenklatura dell’arte non conosce Finazzer Flory cosa significa, che non ha la “dignità” di fare l’assessore? E’ un attore, un artista e un organizzatore di eventi, forse l’unico, in un lungo periodo di baronati, che abbia di suo competenze per il ruolo al quale è chiamato, l’unico (insieme a Ovadia naturalmente) che sul palco ci mette anche la faccia. Milano offre oggi, come non mai, una serie di manifestazioni che non ha precedenti e che non è paragonabile neppure con Roma, la capitale. Basta sfogliare le pagine di qualsiasi giornale locale, i settimanali di appuntamenti, o i siti web della città per trovare decine di manifestazioni ogni giorno, in diversi luoghi, e non sempre del centro città. A Palazzo Reale si ospitano in anteprima le più belle mostre italiane e non solo la nostra città è una tappa obbligata per la cultura, ma spesso è considerata la principale “piazza” italiana, sia per l’attenzione dei cittadini che dei media (per gli sponsor privati è cosa importante). Questo è un dato di fatto ed è innegabile. A Milano, sempre a titolo di esempio, si svolgono le più importanti fiere del design e dell’Arte, ma non parlare della Moda (è cultura?). Una fiera è finita ieri e un'altra inizia domani, MiArt e Salone del Mobile. La Pinacoteca di Brera quest’anno festeggia il bicentenario con una serie di iniziative. “La Conversione di Saulo” esposta gratuitamente a Palazzo Marino in dicembre ha attirato migliaia di visitatori. Milano festeggia i cent’anni del Futurismo … e Moni Ovada non se ne accorge? Ma forse dovrebbe accorgersi, per una maggior vicinanza politico culturale di quanto impegno e passione mettano i “ragazzi” di Esterni nelle loro attività cultura sulla città? Gli eventi organizzati dal MilanoFilmFestival e dalle centinaia di associazioni culturali, biblioteche, librerie e privati cittadini che sono sul territorio … chiudono i centri sociali è vero, ma non esistono per fortuna solo loro! Dimenticare tutti gli altri denota una scarsa attenzione e una scarsa sensibilità verso chi s’impegna, spesso volontariamente, a favore della propria città. Sono talvolta irrisorie le risorse pubbliche destinate alla cultura? Certamente! Non è valorizzato il patrimonio artistico della Provincia e dei comuni limitrofi? Vero. Abbiamo perso un certo rilievo internazionale negli eventi organizzati negli ultimi anni? Forse. E certo è innegabile che nuovi paesi hanno valorizzato meglio le loro città e il loro patrimonio artistico/culturale. Ma suvvia, da qui a rimpiangere gli anni ’50 mi sembra eccessivo! Va bene fare i criticoni (del centrodestra) … ma rimaniamo coi piedi per terra! Emiliano Laurenzi - 20/04/2009 12:13:08 Le soluzioni vanno trovate nel riprendersi il territorio, nel combattere il razzismo, la speculazione edilizia, la scarsità di cultura e nel farlo dando vita a forme di organizzazione che nascano dalla condivisione, mandando a fare in culo partiti miopi, sindacati con le mani in pasta. Non è facile certo: solo in questa città mi è capitato, suonando in strada, di vedermi cacciare via dalla polizia... Gianna - 16/02/2009 13:38:23 E' vero, quello che manca a milano sono piazze fruibili... la maggior parte sono grandi svincoli pieni di traffico. Pasquale - 11/02/2009 10:23:44 aumentare i servizi, i luoghi di incontro e le piazze (intese come tali e non come incroci), abbattere il nuovo palazzo della regione (anche se tutti noi milanesi ne sentivamo un forte bisogno) e realizzare, al suo posto, un bel parco botanico. Vincenzo - 05/02/2009 23:17:06 Berlino, una delle tre capitali politiche, culturali ed economiche d'Europa (con Parigi e Londra) non solo è una città ricca culturalmente, ma, e credo che le cose siano collegate, è anche una città dove la qualità della vita è molto migliore. In primo luogo perchè, nonostane la crisi econmica mondiale, il costo della vita è molto più basso che a Milano, in secondo luogo perchè è una città dove esistono dei servizi alla persona che funzionano. Quindi mi chiedo: perchè dobbiamo accettare di vivere in una città culturalemte provinciale, dove i servizi sono di qualità minima e dove una giovane coppia (senza rendite o aiuti dei genitori) difficlmente possa anche solo immaginare di costruirsi un avvenire? Vincenzo antonio - 05/02/2009 11:17:33 ancora un bel colpo di milano mag. il giudizio di ovadia è largamente condiviso e condivisibile. ma le soluzioni? |
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