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Il salvataggio di Catania mette in imbarazzo la Lega

Il tema del federalismo fiscale mette a nudo le contraddizioni nel centrodestra

05/10/2008

La ribellione dei Comuni "virtuosi" di fronte ai provvedimenti ad hoc che hanno ripianato, con i soldi di tutti gli italiani, i conti disatrati del Comune di Catania, non può non mettere in forte imbarazzo la Lega Nord.
Il partito di Umberto Bossi e di Roberto Maroni ha fatto del federalismo fiscale la sua principale battaglia politica, tanto da porlo al centro della sua stessa permanenza nel Governo. Su questa importante partita politica la Lega, più di chiunque altro, gioca la propria credibilità.
A mettere in imbarazzo il carroccio ci pensa anche un alleato importante, il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, parlando di "cortocircuito" a livello ministeriale. Difficile, in effetti, dare torto a Formigoni quando fa notare l'apparente schizofrenia dei provvedimenti governativi che, proprio nel giorno in cui stabiliscono il «sacrosanto» principio di responsabilità degli amministratori, approvano «certe regalie», accendendo «la miccia della rivolta di tutti i Comuni che hanno amministrato bene». Formigoni ricorda anche il fiume di soldi elargito a Roma a e al Lazio e gira il coltello nella piaga: «Nel momento in cui il governo a fatica riconosce dei soldi che erano già delle regioni, cioé 434 milioni di euro, vengono fatti dei versamenti a fondo perduto a Catania per 140 milioni e a Roma per 500» - ha dichiarato - «Sono profondamento rammaricato per questo spreco di denaro. Quando si danno cinque miliardi di euro a una Regione diventa molto più difficile chiedere ai propri manager e ai propri ospedali di controllare le spese».


I rapporti tra Formigoni e la Lega secondo alcuni sono solidi, secondo altri non sono affatto sono idilliaci (tra l'altro le ambizioni ministeriali di Formigoni furono frenate anche dalle pretese di Bossi, forte di un ottimo risultato elettorale). A voler essere maliziosi si può anche mettere in conto una certa dose di calcolo in questi attacchi, ma ciò non toglie che siano sostanzialmente giusti e che colgano nel segno. Non a caso la stessa Lega non può fare a meno di criticare certe operazioni straordinarie. Così ha commentato Giacomo Stucchi, deputato della Lega Nord e Segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera, la notizia della delibera Cipe per il salvataggio del Comune di Catania: «L’annunciata elargizione di 140 milioni di euro per salvare il Comune di Catania dal crac finanziario, stride fortemente con quanto ci accingiamo a discutere in Parlamento nei prossimi giorni, e cioè il federalismo fiscale», precisando però che «in futuro, una volta approvata la riforma sul federalismo fiscale, sarà praticamente impossibile per qualsiasi ente locale fare ricorso a “elargizioni” straordinarie da parte dello Stato per mettere a posto i propri conti. Ogni Comune dovrà pensare per sé, perché avrà gli strumenti, primo fra tutti quello della leva fiscale, per poterlo fare. Abbandonare “la spesa storica”, per adottare quella standard, significa infatti ottimizzare i bisogni di ogni Comune, ma anche responsabilizzare la classe dirigente che amministra».

 

In sostanza, secondo la Lega, proprio grazie al ddl sul federalismo fiscale elargizioni come quella di Catania diventeranno matematicamente impossibili. Nessuno ha modo di dubitarne, ma l'argomentazione resta debole, visto che il federalismo fiscale è ancora lungi dall'essere definito in termini concreti, mentre l'esborso di denaro pubblico a copertura di amministrazioni non virtuose è un dato di fatto. Forse è anche possibile leggere le vicende di Catania e di Roma come un ultimo obolo che, obtorto collo, la Lega ha accettato venisse versato, elettoralmente parlando, ai "partiti del sud". Un obolo da pagare affinché passasse il "risettaggio" definitivo della distribuzione dei carichi fiscali. Se anche fosse, i motivi di perplessità sono numerosi. In primo luogo, perché raggiungere un fine con mezzi che puntano ad una direzione totalmente opposta non è il modo più logico di agire. In secondo, perché resta il dubbio di un'elargizione politicamente "pilotata" a garanzia di interessi elettorali ben precisi.
Si apre qui un capitolo particolarmente delicato, non solo per la Lega, perché quel Raffaele Lombardo, omologo siciliano di Formigoni che da vicensindaco di Catania ha contribuito al dissesto finanziario della città, è stato un alleato decisivo per la vittoria di tutto il centrodestra, Formigoni compreso.

 

Dovremmo essere tutti d'accordo sul fatto che il federalismo fiscale non deve essere un atto di egoismo dei ricchi verso i poveri, del nord verso il sud, ma un correttore dell'irresponsabilità fiscale di certe ammiinstrazioni. E' giusto che chi è più ricco paghi di più (altrimenti con la stessa logica gli abitanti del centro di Milano potrebbero reclamare la secessione fiscale dalla periferia), ma non è giusto che in nome della solidarietà si giustifichino sprechi e malversazioni. Ciò premesso, se tanto la Lega come Formigoni puntano a un serio federalismo fiscale è necessario che facciano una volta per tutte una riflessione profonda su qual è il prezzo da pagare in termini di alleanze elettorali.

 

Valentino Necco



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