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Forza Nuova: non vogliono lasciarci parlare

Intervista a Marco Mantovano, delle sezione di Forza Nuova di Milano: "Si parla di banche, il negazionismo non c'entra niente".

03/04/2009

La polemica sul convegno di Forza Nuova sta montando in città e le proteste si faranno sentire domani in molti modi, tanto che c'è chi teme problemi di ordine pubblico. Milan Mag ha intervistato Marco Mantovani, della sezione milanese di Forza Nuova, sul convegno contro i "poteri forti" e sulla polemica che si è scatenata attorno al convegno stesso, ma soprattutto, attorno alle altre due iniziative pubbliche annunciate di recente.

 

Allora è vero che non volete limitarvi a un innocente convegno, ma state pensando a una vera e propria manifestazione.
Le iniziative pubbliche che abbiamo in mente di attuare sono semplicemente la partecipazione alla messa delle 11 in Sant'Ambrogio e, sempre domenica, dopo il convegno, un presidio in Piazza Cordusio contro le banche e i poteri forti. Stasera il nostro segretario si riunirà in prefettura per verificare che sia possibile dar seguito a queste due iniziative.

 

Il convegno si intitola proprio "Contro le banche e i poteri forti". Di cosa si parlerà esattamente?
La ringrazio della domanda, è il primo giornalista che ci chiede qualcosa dei contenuti del convegno, che in tutto questo bailamme rischia di passare in secondo piano. Sarà un convegno sulla crisi economica, sulle distorsioni criminali della finanza globale e sull'impatto che queste hanno sugli fasce sociali più indifese. Parleranno alcuni esponenti di partiti europei omologhi al nostro. Esperti di economia? No, è comunque un incontro politico.

 

Questi poteri forti di cui parlate hanno un nome e un cognome?
Be', si tratta dell'elite finanziaria internazionale. Certamente ci sono nomi e cognomi, ma questi cambiano: quello che resta, e contro cui noi ci battiamo, è il sistema nel suo complesso. I poteri forti sono quelli che governano la globalizzazione finanziaria iperliberista.

 

La sinistra si mobilita contro di voi. Ma su temi come questi c'è, in fondo, una certa affinità con le posizioni della sinistra radicale.
Sì, può darsi, ma la cosa non ci spaventa affatto. La bontà o meno di una tesi non dipende da chi la condivide ma dalla sua forza intrinseca. Sulla globalizzazione finanziaria l'analisi che noi facciamo può non essere molto distante dalla loro. Succede così anche per la questione Israelo-Palestinese, sulla quale noi abbiamo sempre sostenuto i diritti della popolazione palestinese. Ma non sarà mai possibile alcuna forma di azione comune. Le nostre visioni della vita sono troppo diverse: noi siamo religiosi e tradizionalisti e sui temi etici abbiamo posizioni diametralmente opposte. Anche sul tema dell'immigrazione ci divide un abisso.

 

Citando Israele ha toccato il tasto dolente, quello del cosiddetto "negazionismo".
E' una parolina usata come spauracchio. Nel convegno si parlerà di banche e di crisi finanziaria e la questione dell'Olocausto non verrà nemmeno sfiorata. Quali che siano le personali convinzioni dei relatori in merito all'Olocausto, non hanno nulla a che vedere col tema del convegno e non possono essere usate come pretesto per tappare la bocca a nessuno.

 

Ma voi vi riconoscete nella definizione di "negazionisti"?
No. Ciò non toglie, se vuole un'opinione personale, che io pensi che si sia creato un monopolio illegittimo attorno alla parola olocausto e all'uso socialmente permesso di essa. Gli olocausti nella storia dei popoli sono stati molti, più o meno grandi. Ma non è questione di fare la contabilità dei morti: semplicemente, molti popoli hanno avuto il loro olocausti e non solo quello ebreo. Potrà essere un'opinione poco di moda, ma devo potere avere la libertà di esprimerla.

 

E che mi dice della definizione di "nazifascista"?
E' un'altra etichetta appiccicata perchè fa comodo ed evoca nella gente le cose più terribili. Viene usata sempre col medesimo scopo: impedirci di parlare.  La sinistra alza un gran polverone perché non ha idee proprie, così come i centri sociali. Chi si muove e fa qualcosa siamo noi, gli altri si aggrappano alle definizioni per poter avere visibilità. Per di più usano le parole a sproposito, come il solito termine naziskin, che non esiste. Esistono gli skinheads, che sono tanto di destra quanto di sinistra. La battaglia mediatica contro di noi è fatta anche a colpi di immagini: nei giornali appaiono sempre le stesse foto con le svastiche e i crani rasati, ma noi non siamo così.

 

Va bene, ma si tratta di una definizione che accettate o no?
Non quella di nazifascista. Ma, sinceramente: se lei mi chiama fascista non mi offendo.

 

 

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duccio galimberti - 19/04/2009 01:03:08
Beh, anche la Germania dell'Est si definiva "democratica" e così un buon numero di dittature, quindi direi che le autodefinizioni di FN non sono certo il miglio metro di giudizio. Nessuno può impedire a FN di parlare, giustissimo, però nessuno può impedire agli altri di lamentarsi che FN abbia il coraggio di parlare. Spero che l'articolo 21 tuteli anche il mio diritto di pensare e di dire pubblicamente che le idee di FN valgono meno dello sterco di maiale.
 
giovanna - 18/04/2009 22:11:58
Concordo in pieno, l'articolo 21 della costituzione italiana è molto chiaro in proposito. Nessuno può impedire Forza Nuova di parlare, sopratutto se si definisce democratico
 
Karl - 05/04/2009 13:33:50
La libertà di opinione e di espressione deve essere totale. Mettiamoci l'animo in pace e rassegnamoci al fatto che al mondo ci sono razzisti di tal fatta. Certo se dovessere sfilare per strada con spranghe in mano la cosa sarebbe un po' diversa.
 

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