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Cipriano: la legge urbanistica utilizzata per colpire campi rom e moschee

Intervista al Vicepresidente del Consiglio regionale: "Contro la speculazione nelle aree abbandonate ci vuole l'esproprio a fini residenziali".

03/03/2009

Le recenti modifiche della legge urbanistica regionale, che hanno prorogato di un anno il termine per l'approvazione dei Piani di governo del territorio (PGT) dei comuni lombardi, hanno suscitato notevolissime polemiche. In particolare ha fatto molto parlare l'emendamento, significativamente battezzato "ammazzaparchi" dagli ambientalisti, che permetterebbe ai singoli comuni - più precisamente al sindaco - di "aggirare" il parere contrario di un Ente parco di cui il comune fa parte. Secondo l'assessore regionale all’Urbanistica Davide Boni (Lega) la legge non farebbe altro, invece, che avocare alla regione il potere di dirimere l'eventuale conflitto tra Comune ed Ente parco: "Questa norma non dà alcuna possibilità a nessuno di edificare dove non si può", ha dichiarato in più occasioni. In sostanza, l'emendamento prevede che prevede che un comune possa chiedere varianti al piano territoriale del parco. Se l'Ente parco nega l'autorizzazione, la richiesta può essere sottoposta alla giunta regionale. Pertanto, commenta l'assessore Boni, "la Regione sarà garante di ciò che avviene nei parchi, non vedo perché questo debba essere preso come un via libera alla cementificazione". Le opposizioni replicano che è proprio l'aver lasciato l'iniziativa in mano ai comuni ciò che sovverte l'ordine gerarchico degli interventi urbanistici e che rischia di lasciare campo libero agli interessi di campanile a scapito di quelli generali: le grida di allarme per le (vere o presunte) mire dei grandi gruppi immobiliari sul Parco sud di Milano si sono già levate da più parti. Che quella delle legge urbanistica rappresenti una partita politica complicata è testimoniato anche dalla spaccatura in seno alla maggioranza, che mercoledì scorso, ha impedito di votare un emendamento dello stesso Boni, che mirava che mira a impedire a tutti i comuni che non hanno ancora approvato il proprio PGT, di approvare Piani integrati di intervento (P.I.I.) in variante al vecchio piano regolatore, se non per casi di interesse pubblico. Una proposta ritenuta migliorativa dall'opposizione, che proprio per questo ha stigmatizzato la mancata votazione. Abbiamo chiesto un commento sulla legge urbanistica al Vicepresidente del Consiglio regionale, Marco Cipriano (Sinistra Democratica), membro delle commissioni Territorio e Ambiente.

 

 

Perché criticate le modifiche alla legge urbanistica?
In Lombardia ci sono circa 10 milioni di metri quadri di aree dismesse gravati da vincoli industriali che non sempre hanno senso. Siamo d'accordo sulla necessità di superare certe rigidità, ma non così. Non ha molto senso una legge urbanistica se non è iscritta nella cornice di un piano territoriale Regionale.

 

Siete contrari alla proroga concessa ai comuni per l'approvazione dei PGT?
Non in linea di principio: è ragionevole una proroga nel momento in cui solo un'ottantina di comuni su 1546 lo hanno approvato. In pratica, però, si rischia che i comuni (soprattutto in periodi di crisi, in cui la tentazione di far cassa è forte) utilizzino lo strumento pei P.I.I. (Programmi Integrati d'Intervento) in modo indiscriminato.

 

Quali sarebbero, concretamente, i rischi?
In generale, è scorretto che in questa fase di transizione si ricorra a interventi slegati da un piano generale di governo del territorio. In pratica si rischia di aumentare il consumo di suolo vergine, che è una risorsa sempre più scarsa soprattutto in Lombardia. A Milano prima di consumare suolo ci sarebbero moltissimi locali sfitti e immobili inutilizzati da recuperare. C'è poi un risvolto misero della legge urbanistica, la quale conferisce ai comuni il potere di chiudere locali molto frequentati quando ciò possa essere di disturbo pubblico. La formulazione dell'articolo è vaghissima e lascia una grande discrezionalità ai sindaci: si parla di “ambiti territoriali nei quali è consentita o vietata la localizzazione di attività espressamente individuate dai Comuni stessi come suscettibili di creare situazioni di disagio a causa di frequentazioni costanti o prolungate”. E'evidente che si tratta di una norma inserita ad hoc contro moschee, campi nomadi, centri sociali e tutti quei luoghi di incontro che per un motivo o per l'altro dovessero risultare indesiderati.

 

Come giudica, da consigliere regionale, il PGT di Milano?
A Milano si parla molto di PGT, ma in realtà per ora si opera con i famigerati P.I.I. L'idea di una città da due milioni di abitanti? In linea teorica può anche andare, ma se questo significa sacrificare aree standard bisogna assolutamente recuperare aree verdi altrove.

 

E' possibile parlare di governo del territorio circoscrivendolo ai confini amministrativi del Comune di Milano?
E' l'ormai annosa questione dell'area metropolitana. E' vero che se ne discute da anni e che un certo scetticismo è naturale, ma penso che sia un'evoluzione necessaria e ormai matura: il Comune verrà assorbito in qualche modo dalla Provincia o viceversa. Che non sia un'operazione politicamente semplice è chiaro, ma ci si arriverà. E' anche vero che la legge regionale tratta Milano come Comune, cioè alla stessa stregua di un paese di duecento abitanti, il che è evidentemente assurdo. Non è logico per esempio che l'azienda dei trasporti di Milano, l'ATM, abbia una dimensione esclusivamente comunale.

 

In attesa dell'area metropolitana, come si risolve il problema?
Con una strategia di opere sovracomunali. Un grande cinema multisala, per fare un esempio a caso, ha un impatto sovracomunale e non è pensabile che comuni dello stesso territorio non si coordinino in merito a opere di questo genere. Un conto però è avere un piano territoriale sovracomunale, un altro giustificare con necessità di coordinamento regionale l’aggressione del territorio da parte dei singoli comuni.

 

Tornando alla questione delle aree industriali, molto spesso i proprietari delle aree fanno grande pressione sulle amministrazioni locali perché le rendano edificabili. E' una situazione in cui non è semplice mediare tra interesse privato e collettivo.
E' una questione che tocca non solo le aree industriali ma anche quelle del terziario, perché purtroppo ci sono dismissioni anche in quel settore. Tralasciando le degenerazioni, di carattere anche penale, che possono originare dal rapporto tra affari e politica, sappiamo che le imprese immobiliari non fanno beneficenza ed è normale che puntino alla edificabilità delle aree con il massimo delle volumetrie. E' normale che ci sia una contrattazione tra pubblico e privato nel momento in cui viene cambiata la destinazione d'uso di un'area. Ma è il pubblico che deve guidare la trasformazione, non andare al traino del privato che ha una visione limitata al suo profitto. Del resto i fallimenti del mercato immobiliare confermano che non si può delegare al privato lo sviluppo del territorio.

 

Quale dovrebbe essere il ruolo del settore pubblico?
Nel caso specifico, quello di impedire il progressivo degrado delle aree. Le immobiliari hanno un interesse oggettivo a che le aree industriali o a standard decaduto siano sempre più degradate, perché il loro potere contrattuale nei confronti delle amministrazioni locali è proporzionale al degrado delle stesse. L'autorità pubblica dovrebbe poter adottare uno strumento come l'esproprio a fini residenziali delle aree abbandonate.

 



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Clarissa - 04/03/2009 20:37:53
E' una vergogna, e poi si lamentano se gli danno dei cementificatori, sono degli irresponsabili
 

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