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Cinema-Milano: Cado dalle nubi

L'esordio cinematografico di Checco Zalone diverte ma non convince fino in fondo.

26/12/2009

"Cado dalle nubi" sta ottenendo un ottimo successo di pubblico. Un successo meritato? Dipende dai punti di vista. L'esordio cinematografico di Luca Medici, al secolo Checco Zalone, è un film simpatico in cui si ride in abbondanza, il che è già un ottimo risultato. In questi tempi di crisi, poi, ridere è davvero una buona medicina. Cosa chiedere di più a un film comico? Ma è anche vero che in tempi di crisi ci si accontenta (e si gode) di quel che passa il convento. Ridere molto non significa ridere bene. Se al momento la comicità italiana è questo che offre, accontentiamoci, ma senza gridarlo troppo in giro.

Il film, girato sotto la regia di Gennaro Nunziante, racconta le dissaventure lavorative e sentimentali di un emigrante pugliese che cerca fortuna a Milano come cantante. Non è, come si poteva temere, una mera infilzata di sketch tenuti assieme con lo spago: la trama, per quanto esile e pretestuosa, c'è. E, per quanto a fatica, regge. Non è nemmeno un one man show: i personaggi, per quanto improbabili, sono bene interpretati da comprimari di lusso, tra cui spiccano Dino Abbrescia e Ivano Marescotti. Non si sfugge però alla sensazione che il comico pugliese sia stato portato di peso dal set televisivo dentro una storia non sua, e lasciato un po' fuori posto senza le sue armi principali: la volgarità e il cinismo.

E se della volgarità si può volentieri fare a meno, del cinismo, di quella dose cioè di sana cattiveria che rende la comicità non conformista né prevedibile, si sente la mancanza. Se c'è una cosa che non convince in "Cado dalle nubi" è il buonismo quasi qualunquista di fondo, che ha un effetto letale sul potenziale comico del film. Gli strafalcioni grammaticali di Luca strappano qualche sorriso, ma facevano molto più ridere quelli del "terrunciello" Abatantuono, e stiamo parlando di trent'anni fa, il che è tutto dire. Si salvano due canzoncine e un paio di battute davvero divertenti, per il resto invece la previdibilità è tanta, troppa: temi "caldi" come l'omosessualità o il razzismo leghista andrebbero affrontati con un pizzico di irriverenza in più, altrimenti si riducono a un riferimento obbligato all'attualità da attraversare senza farsi troppo male.

 

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Cado dalle nubi



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