Chinatown, l'assedio dei furgoniIl quartiere si prepara alla chiusura di via Paolo Sarpi, ma l'ingrosso continua a generare un traffico insostenibile. 14/11/2008
La galleria di foto in fondo all’articolo rappresenta un minuscolo ma significativo reportage fotografico che ritrae il viavai di furgoni in una via parallela a Paolo Sarpi. Le foto sono state riprese nell’arco di tre settimane, in diversi giorni e durante orari diversi della medesima giornata. Come è noto, nella zona in questione la quasi totalità degli esercizi commerciali è rappresentata da negozi all’ingrosso. A differenza del commercio di vicinato, essi creano un notevole aumento della circolazione di auto, ma soprattutto di furgoni e persino di camion: di fatto tutto il quartiere si è trasformato da tempo in una piattaforma logistica a cielo aperto, che attrae traffico persino dall’estero (non è raro vedere camioncini stipati di scatoloni con targhe slovene, svizzere, francesi). Un traffico merci che non solo produce inquinamento acustico e ambientale, ma che è fisicamente insostenibile per il tessuto urbano del quartiere, fatto di piccole strade del tutto inadatte allo scopo. Ingorghi, blocchi del traffico, furiosi concerti di clacson a qualunque ora, sosta selvaggia, occupazione delle soste dei residenti, carico e scarico fuori dagli orari consentiti, sulle strisce pedonali e sui passi carrai: tutto ciò, ad oggi, è la norma. E l’assenza di controlli della Polizia municipale negli orari più “caldi” della giornata è, secondo i residenti, quasi insultante. Come si può vedere dalle foto, la situazione è sempre la stessa: furgoni che occupano il posto di due o tre auto, il più delle volte “abusivamente” (cioè senza pagare la sosta o fuori dagli orari consentiti per il carico), passi carrai perennemente occupati, di sera come di mattina, sabato e domenica compresi. Cosa succederà quando l’arteria principale del quartiere verrà completamente chiusa al traffico? L’ipotesi più pessimista prevede un totale collasso del traffico (e della vivibilità) del quartiere. Le associazioni di quartiere avevano caldamente richiesto l’istituzione di una zona a traffico limitato (ZTL) in Paolo Sarpi, ma al contempo avevano raccomandato che ciò avvenisse in un contesto di delocalizzazione dell’ingrosso in un’area industriale adatta ad ospitarlo. Nulla di tutto ciò è avvenuto e sono in molti a pensare che l’istituzione della ZTL sia stata gestita, almeno finora, in modo incomprensibile scriteriato da parte del Comune di Milano. Ma c’è già chi pensa che sia tutto diabolicamente preordinato a questo fine: che le viuzze laterali di Paolo Sarpi esplodano letteralmente sotto il peso del traffico merci, così che tutto si risolva in un nulla di fatto. O che il fronte dei residenti si spacchi i due: da un parte i fortunati dell’isola pedonale e dall’altra coloro per i quali la ZTL risulterà un doloroso boomerang.
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