Chinatown, De Corato: a Milano allarme clandestini37mila clandestini a Milano, di cui un terzo provenienti dall'Asia. De Corato: in Paolo Sarpi numerose attività illecite. 01/04/2009
Sono circa 37 mila i clandestini stimati a Milano, e piu' di 11 mila arrivano dall'Asia, che in questa speciale classifica supera anche il Nordafrica (8.600).
"Ufficialmente a Milano - spiega De Corato - risultano residenti 15.558 cinesi, cresciuti del 5% circa rispetto all'anno scorso. Ma si ritiene che siano molti di piu', almeno il 50%, come testimoniano i fotosegnalamenti di irregolari spesso trovati in appartamenti dormitorio, l'ultimo pochi giorni fa in via Mac Mahon. Dei 14 sequestri di appartamenti fatti recentemente solo dalla Polizia Municipale per affitto a clandestini o sfruttamento della prostituzione - aggiunge De Croato - ben 7 sono avvenuti nel quartiere Sarpi. E piu' in generale ci sono state 32 operazioni dei 'ghisa' nel quartiere contro bische, contraffazione, finti centri massaggi, finti ambulatori medici. Senza dimenticare le numerosi violazioni igieniche degli esercizi commerciali scoperte dal Nucleo Tutela Consumatore della Polizia Municipale, che esegue controlli spesso in collaborazione con l'Asl Veterinaria".
"Al di là del movente dell'omicidio - conclude De Corato - le continue attività illecite perpetrate dalla comunità cinese nel quartiere rischiano di fungere da ricettacolo di presenze e interessi che portano degrado. E il boom dei clandestini cinesi evidentemente rimanda a organizzazioni che hanno scoperto questo nuovo affare. Mi auguro che le indagini vadano a intercettare anche questi canali. Perche' altrimenti nella rete finiscono solo i pesci piccoli. E chi gestisce il business ha gli anticorpi per continuare ad autoalimentarlo".
Vuoi collaborare con MILANOMAG.IT? mandaci un tuo articolo a redazione@milanomag.it e se ritenuto interessante verra' pubblicato Commenta l'Articolodanilo - 01/04/2009 23:45:49sono d'accordo a metà. in paolo sarpi la gerarchia dei problemi è questa: 1)ingrosso; 2)italianità; 3)legalità. Dove l'ingrosso viene di gran lunga prima di tutti gli altri. L'allarme sicurezza -ormai il meccanismo è talmente palese che è quasi inutile ricordarlo- serve solo a trovare capri espiatori comodi e a costruirsi una rendita politica. Ma in Paolo Sarpi il problema sicurezza è del tutto relativo, anche se a un omicidio non è una barzelletta. Sull'italianità il discorso è più complesso: la globalizzazione è un fatto, e non si può impedire ai cinesi di aprire attività commerciali, ma è vero che se nel quartiere spariscono tutti i servizi di prossimità (dal panettiere al lattaio al salumiere) per far posto all'ingrosso o a negozi solo per cinesi (che non hanno nemmeno una scritta in italiano) qualcosa non funziona e i residenti sono oggettivamente danneggiati. effebì - 01/04/2009 18:27:21 La dichiarazione di De Corato è sconcertante. Non tanto per i contenuti in sé, che possono essere condivisibili o meno a seconda della prospettiva nella quale vengano letti. E' sconcertante perché a pronunciarla è un vicesindaco che da circa 10 anni ha una responsabilità politica, morale e specifica sul territorio urbano. Nello specifico appunto la precedente giunta e l'Assessore delegato al commercio, fra l'altro dello stesso partito d'appartenenza, hanno permesso che si verificassero tutte le cose che adesso il vice sindaco ci/si/vi rimprovera. Si sono concesse licenze, chiuso gli occhi sulle compra/vendite d'immobili, sulle attività di produzione di falsi, sullla inottemperanza a tutti i divieti comunali (cartelli, carrelli, prezzi, ecc.). Il tutto sotto gli occhi degli abitanti del quartiere che vedevano giorno dopo giorno Paolo Sarpi perdere non tanto le caratteristiche dell’italianità ma quanto quelle della legalità (quest’ultimo non è il primo omicidio per la strada). E chi ha la responsabilità di tutto questo? Chi deve assumersela? Da Corato ha lanciato un allarme sicurezza? Bene lo risolva, visto che ha tanto insistito per le deleghe. Ma prima di tutto faccia insieme al suo partito una riflessione su come e perché tale situazione si sia determinata a Milano; su chi sia stato inadempiente (possibile che nessuno ai lo sia?) e agisca in modo che le stesse cose non capitino ancora, sotto gli occhi non più sconcertati dei milanesi, in altri quartieri. |
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