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Case sulla discarica, sequestrata l'area Calchi Taeggi

Inchiesta per avvelenamento dell'acqua e mancato risanamento del terreno. Le acque della falda risultano già inquinate.

11/11/2010

L'area di via Calchi Taeggi, di quasi 300 mila metri quadrati, è stata sequestrata ieri mattina dal Tribunale di Milano. Guardia forestale e polizia giudiziaria hanno posto i sigilli all'ex cava Geregnano, in zona Bisceglie. L'area, in cui dovrebbe sorgere un nuovo quartiere per cinquemila abitanti, sorge su una ex discarica nella quale per quasi trent'anni sono stati scaricati un milione e 800mila metri cubi di rifiuti di ogni genere, presenti tuttora nel suolo fino a decine di metri di profondità.

I proprietari dell'area e i costruttori sono accusati di avvelenamento delle acque, omessa bonifica e gestione di discarica abusiva. Il caso, e la conseguente inchiesta, nasce da un esposto di un  comitato cittadino Calchi Taeggi e di Legambiente appena dopo la notizia, nel 2007, che sull'area si sarebbero costruiti appartamenti per migliaia di persone. La Regione Lombardia non aveva ritenuto di chiedere una valutazione di impatto ambiantale e il Comune aveva dato il via ad uno cosidetto piano di intervento integrato (PII). 

Inoltre, il Comune di Milano è accusato di aver concesso "autorizzazioni illegittime". Un punto chiave è la mancata bonifica. Il Comune avrebbe consentito ai costruttori di limitarsi alla cosiddetta "messa in sicurezza dell'area" invece di imporre una ben più costosa bonifica del sito. In sostanza, metri di immondizia e di sostanze potenzialmente pericolose verrebbero isolati dalla superficie e dagli edifici su di essa costruiti con un enorme telo di polietilene. Una misura giudicata del tutto insufficiente dai comitati cittadini, ma evidentemente anche dai giudici del tribunale, la pm Paola Pirotta e e il procuratore aggiunto Alfredo Robledo. Del resto la falda acquifera sarebbe già inquinata secondo le rilvazioni dell'Arpa, e lo scorso ottobre l'Asl aveva sottolineato la pericolosità del sito, negando alla società che cura la "messa in sicurezza" l'autorizzazione a rimuovere i monitoraggi dei cosiddetti gas interstiziali.

Ora tra gli indagati ci sarebbero funzionari pubblici (Achille Rossi, responsabile del settore Piani edilizi esecutivi del Comune di Milano, Annalisa Gussoni, responsabile delle bonifiche e Paolo Perfumi dell’agenzia per la protezione ambientale regionale) ma anche rappresentanti delle società proprietarie dell'ex cava, cioè l'Acqua Pia Antica Marcia e la Residenze Parchi Bisceglie.

 

Dal canto suo l'impresa interessata si dice tranquilla e fiduciosa dell'operato della magistratura. "La bonifica è fatta sotto l'osservazione degli enti preposti. Non abbiamo causato noi l'inquinamento, siamo trasparenti. Ci hanno approvato i progetti dopo tre anni di iter" ha dichiarato dice Claudio De Albertis, uno dei titolari del piano di intervento, per il gruppo Residenze Parchi Bisceglie, respingendo ogni addebito. "Abbiamo fatto tutto secondo quanto prescritto da Comune, Asl, Arp e Provincia. E affidato la bonifica a una delle più importanti aziende al mondo", conferma la Società dell'Acqua Pia Antica Marcia, che fa capo al gruppo Bellavista Caltagirone.



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Mao - 12/11/2010 00:42:15
non abbiamo causato noi l'inqunamento. abbiamo solo costruito sui rifiuti tossici.
 

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