29/01/2009Intervista esclusiva a Bruno Casati. In occasione di un convegno sulle politiche industriali nell'area metropolitana di Milano, cui partecipavano anche il Sindaco di Sesto San Giovanni, Giorgio Oldrini, il sociologo Aldo Bonomi e l'esperto di diritto del lavoro Mario Napoli, Milano Mag ha incontrato l'assessore provinciale al lavoro, Bruno Casati, reduce da un incontro informale tenutosi recentemente presso Regione Lombardia sulla vertenza Innse. Gli abbiamo chiesto di fare il punto della situazione Innse-Presse, anche alla luce delle ultime indiscrezioni sulle mosse di Aedes, proprietaria dei terreni su cui sorge la fabbrica.
Cosa può dirci sulla crisi della Innse?
Purtroppo non molto, se non che non è una crisi. E' un'azienda sana, che produce: è stata chiusa per logiche di pura speculazione, non certo economiche. La Provincia di Milano si è messa in prima fila in difesa dei lavoratori, ma non ha alcuno strumento concreto da adoperare: le chiavi sono in mano al Comune di Milano, per quanto concerne lo sviluppo del territorio e la destinazione d'uso delle aree industriali dismesse, e della Regione Lombardia, che ha poteri sufficienti in materia di politica industriale per incidere sulla situazione.
L'ultimo incontro è stato proprio in Regione...
Sì, ma le posso dire che la Regione l'abbiamo tirata dentro per i capelli. Non sembra troppo coinvolta dalla vicenda. All'atto pratico, l'unica mossa che hafatto finora è stato informarsi sulla situazione. Il Comune è ancor più enigmatico e silenzioso.
E' emersa qualche novità dall'incontro?
Come dicevo, purtroppo non c'è molto di nuovo. La Ormis (la società bresciana in predicato di acquisire la Innse, ndr) ha ribadito l'interesse all'acquisto, ma vorebbe chiarezza sulla situazone per cominciare una trattativa seria, mentre di chiarezza non ce n'è affatto.
Le risulta che Aedes, l'immobiliare proprietaria dei terreni, abbia chiesto un risarcimento milionario a Genta?
Sì. Sfortunatamente è questa l'unica vera novità in campo. Mi risulta che Aedes abbia chiesto ben venti milioni di euro di risarcimento a Genta per non aver lasciato libera l'area. Una cifra enorme, che complica una situazione già molto intricata.
Come se ne esce?
Francamente, non lo so. E' una situazione molto complicata. Genta è in contenzioso con Aedes, mentre Aedes è sull'orlo del fallimento, con un'esposizione di molte centinaia di milioni di euro verso quasi cinquanta banche diverse. Il titolo è crollato ed ora c'è una scalata interna: una confusione totale. Finché non ci sarà chiarezza su chi comanda in Aedes e su cosa vuol fare dell'area, tutto rimane in sospeso. Ma è un delitto, perché nel frattempo gli stabilimenti restano senza manutenzione. E il compratore rischia di ritirarsi.
L'area ex-Innocenti è comunque a destinazione industriale.
Sì, ma il Comune con un tratto di penna può cambiare la situazione dall'oggi al domani. Bisogna vedere cosa combinerà Masseroli (assessore comunale allo sviluppo urbano, ndr), che per ora sta facendo il pesce in barile, anche se gli do atto di essere sempre stato presente agli incontri con le parti in causa. Il Mondo ha pubblicato la notizia che l'area sarebbe stata promessa al Consolato americano, desideroso di spostarsi una zona logisticamente più comoda. La notizia è stata smentita ma io credo che qualcosa di vero ci sia. Sicuramente Aedes conta prima o poi di costruire sull'area.
Possibile che non si trovi una soluzione? La superficie occupata dalla Innse è tutto sommato solo una porzione di un'area immensa.
Vero. Oggi lo stabilimento della Innse copre quasi 30.000 metri quadrati in un'area quasi venti volte più grande. Non solo: gli operai si sono detti disposti alla riduzione di due terzi della superficie dello stabilimento. Alcune di linee di produzione verrebbero abbandonate e il lavoro si concentrebbe in solo 10.000-12.000 metri quadri, sufficienti a garantire una produzione fino al doppio di quella attuale. Si potrebbe cioè ridurre di due terzi il capannone raddoppiando il numero degli addetti. Eppure le assicuro che nelle prime riunioni che abbiamo tenuto i rappresentati dell'Aedes la posizione verso qualunque ipotesi del genere era di chiusura totale, nonostante gli si facesse presente che la destinazione dell'are continuasse ad essere industriale e non residenziale. Si presentavano con una pletora di avvocati e con un atteggiamento che non esito a definire arrogante, poi con l'aggravarsi della loro situazione finanziaria e gli avvicendamenti nel consiglio di amministrazione qualcosa è cambiato. Ma nella sostanza siamo sempre di fronte a mire speculative e a una una partita poco trasparente di cui rischiano di fare le spese gli operai della Innse.
A Milano-città l'industria, soprattutto quella pesante, non esiste più. Non rischia di essere una battaglia di retroguardia voler mantenere a tutti i costi uno stabilimento nell'area metropolitana?
Perché dev'essere una battaglia di retroguardia? Si tratta di difendere il lavoro dei dipendenti e la produzione dell'impresa, cosa ancora più urgente in un periodo di crisi come questo. Sarebbe paradossale che sia un'impresa che va male a decidere la chiusura di un'impresa che va bene. E poi, sinceramente, non so davvero che fastidio diano quelli della Innse.
Ha senso l'ipotesi di un trasloco dell'impresa?
No, sarebbe assurdo. Basta vedere la grandezza degli impianti per capire che è antieconomico.
Genta è accusato di voler speculare sulla vendita dei macchinari. Eppure poco più due anni fa le istituzioni festeggiavano il suo arrivo.
Certo, lo abbiamo accolto a braccia aperte. Ci fu presentato da Castelli, l'attuale sottosegretario della Lega Nord alle Infrastrutture, come un imprenditore serio e intenzionato ad acquisire la Innse per rilanciarne la produzione e anche ad aumentare il numero di addetti. Invece è andata diversamente, purtroppo. Ma visto che ha goduto di enormi agevolazioni da parte delle istituzioni pubbliche, è giusto che queste ultime abbiano un ruolo nella soluzione della vertenza.
Lei esclude che ci sia un accordo tra Genta e l'Aedes?
Non lo escludo, ma credo che il contenzioso sia reale, e la richiesta di risarcimento dimostrerebbe che, se qualche accordo c'era, non è stato rispettato.
Lei teme disegni speculativi sull'area ex-Innocenti. Ma cosa ne pensa, più in generale, dell'idea di Masseroli di una Milano da due milioni di abitanti e dell'aumento dell'indice di edificabilità?
Quelle di Masseroli sono parole in libertà, buone per guadagnare qualche titolo sui giornali. La verità è che i giovani scappano da Milano e continueranno a scappare. L'ultimo piano casa decente risale a Tognoli, quindi a più di vent'anni fa. Se si farà veramente qualcosa in questo senso, con case popolari ed edilizia convenzionata, potremo discuterne. Per ora sono tutte chiacchiere. E poi io sto ai fatti. C'è una profonda crisi dell'edilizia in atto, i cantieri sono fermi, gran parte delle operazioni edilizie di Milano è già ora in difficoltà: di cosa stiamo parlando?
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