21/03/2010L'Unione di Centro punta molto a ricompattare attorno a sé il voto dei cattolici insoddistatti dalla "deriva estremistica" delle coalizioni di destra e sinistra. Luigi Baruffi, democristiano di lungo corso, è il capogruppo dell'UDC in Lombardia e uno dei candidati di punta per le elezioni regionali del 28 marzo, in cui l'UDC presenta l'ex-sindacalista Savino Pezzotta come candidato presidente.
Quale risultato si aspetta per l'UDC?
Io percepisco buoni segnali e dico che puntiamo a migliorare il risultato delle ultime europee, quindi a superare il 5%.
Non teme che l'elettorato rimanga disorientato dalla vostra poltica di alleanze, in alcune regioni col centrosinistra e in altre col centrodestra?
In un mondo ideale sarebbe stata forse preferibile un'altra soluzione, ma il punto è che il centro è rinato e rappresenta un'opzione alternativa tanto alla destra quanto alla sinistra. Nella pratica questo ha prodotto alleanze di segno diverso in contesti diversi, ma anche, dove lo si è ritenuto possibile, la scelta di correre da soli. Come accade proprio in Lombardia con Savino Pezzotta. A noi quel che importa è andare incontro alla componente cattolica che non si riconosce più nei contenitori del centrodestra e del centrosinistra, entrambi in balia degli estremismi. Da una parte quello della Lega, dall'altro quello di Di Pietro.
Come giudica nel suo complesso la legislatura che si è appena conclusa?
Il mio giudizio è, tutto sommato, buono. Avrei però fatto molto di più per le famiglie. Al di là delle dichiarazioni quasi tutto è rimasto sulla carta, è ora che si arrivi una volta per tutte ai quozienti famigliari, per le tariffe, le tasse, i trasporti. Ho delle riserve anche sulla formazione professionale: la Lombardia non deve diventare una fabbrica di diplomi slegata dal contesto reale. A mio parere è necessario un maggiore coinvolgimento delle imprese e delle associazioni di categoria, i corsi di formazioni vanno pianificati con più criterio.
Condivide le critiche della sinistra sulla mancanza di una politica industriale da parte di Formigoni?
No, non credo che la giunta Formigoni abbia operato male sotto questo aspetto. Si è mossa bene tanto nella programmazione quanto nel predisporre ammortizzatori sociali per far fronte alla crisi. Forse è vero che manca un po' una visione a lungo termine, che collochi gli interventi puntuali a favore di una determinata situazione di crisi in una strategia di ampio respiro.
La sanità, a livello regionale, assorbe la gran parte delle risorse di bilancio. Lei come giudica il "modello Formigoni" della sanità lombarda?
Non c'è nessun modello Formigoni. C'è una sanità che è sempre stata buona e che presenta oggi - è un dato di fatto - punte di eccellenza che richiamano pazienti anche da altre regioni. Quanto al riconoscimento dei privati, siamo favorevoli: è una battaglia che alcuni di noi hanno fatto, da democristiani, già venti o trenta anni fa, quando la sinistra insorgeva al solo sentire la parola "privato". Se poi ci sia qualche stortura o privilegio nella concessione degli accreditamenti, non so. Quel che posso dire è che non va bene che il portafoglio continui ad essere una discriminante così importante: se pago vengo curato immediatamente, se passo dal servizio pubblico mi aspettano attese che possono essere di mesi.
Ma esiste in Lombardia, come alcuni sostengono, una questione morale, nella sanità e non solo?
Esiste un problema di serietà politica. Tutti i partiti e tutti i songoli debbono farsi un esame di coscienza. Ma i cittadini lombardi sanno come difendersi, e sanno valutare la serietà dei candidati.
Che opinone si è fatto sul pasticcio delle liste elettorali?
E' un pasticcio tutto interno al Pdl. E' davvero stupefacente che Berlusconi abbia il coraggio di attribuire ad altri colpe che sono tutte interne alla sua stessa coalizione. Penso anche che sia opportuno rivedere la legge che regola la presentazione delle liste, ma dare la colpa a chi non ce l'ha è una vergogna. Ricordo che nel 2009 a lista dell'UDC fu esclusa, in seguito ad una sentenza della Corte d'appello, dalle elezioni provinciali di Trento per delle irregolarità nella raccolta delle firme. Non ci fu nessun isterismo, nessun dramma e nessuno gridò al complotto come vedo fare oggi.
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